venerdì 31 marzo 2017

Parte II - Fuga dall'euroReich millenario. From London with love, Theresa



"Siamo legati all'Europa ma non inclusi in essa; vi siamo interessati ed associati ma non ce ne consideriamo assorbiti." 
Winston Churchill

Per chi pensasse che la Brexit sia il risultato di un'improvvisa psicosi collettiva dei britannici - o per meglio dire degli inglesi, visto che gli scozzesi, come al solito, fanno i bastian contrari - andremo qui a dimostrare che le istanze alla base di questa storica decisione provengono dai fondamenti della rule of law del Regno Unito, e che non si tratta altro che della volontà di riappropriarsi di una cosa meravigliosa: la LIBERTA'. Qualcosa che tutti i paesi europei dovrebbero volere e fortissimamente volere.

Ciò che Theresa May sta firmando è una lettera indirizzata agli euroburosauri che inizia così:

"Caro presidente Tusk,
Il 23 giugno dell'anno scorso, il popolo del Regno Unito votò per l'uscita dall'Unione Europea. Come ho già detto in precedenza, questa decisione non rappresenta il rifiuto dei valori che, come europei, condividiamo, e nemmeno la volontà di danneggiare l'Unione Europea o i suoi stati membri rimanenti.  Al contrario, il Regno Unito desidera che l'Unione Europea prosperi nel successo.
Il referendum, quindi, fu un voto per ripristinare, per come noi la intendiamo, la nostra sovranità nazionale. Lasciamo l'Unione Europea ma non l'Europa, e desideriamo rimanere alleati e partner leali nei confronti dei nostri amici nel continente.
[...] Oggi quindi Le scrivo per dare effetto alla decisione democratica del popolo del Regno Unito. Con la presente notifico il Consiglio Europeo, in accordo con l'articolo 50 del Trattato sull'Unione Europea, della volontà del Regno Unito di ritirarsi dall'Unione Europea."
Capito? Più avanti, come titolo di uno dei paragrafi nei quali è suddivisa la lettera, Theresa scrive: "We should always put our citizens first." Ovvero: "Prima i nostri cittadini". Leghismo? Salvinismo? Una botta di Trumpismo? No, è solo ciò che una volta, e nemmeno tanto tempo fa, era semplice normalità, buonsenso, atteggiamento da buon padre di famiglia. Mica come i padri pedofili e assassini che tifano per il nemico e ce lo impongono come fratello obbligatorio, trattandolo per giunta come prediletto.

La strada che ha portato a questo passo ufficiale di Londra è stata lunga e non nasce, come scrivevo all'inizio, da un capriccio. La frase citata di Churchill era già indicativa di uno stato d'animo, di una volontà di partecipare volentieri alle questioni europee ma mantenendo rigorosamente la propria indipendenza. Indipendenza che gli euroburosauri del cetriolo e della vongola fuori misura, programmati secondo i desiderata del mercantilismo tedesco, non riescono nemmeno a concepire. Immagino che lo spiritato Tusk avrà dovuto leggersi e rileggersi la lettera di Theresa più volte, prima di riuscire a decifrarne un decimo del senso, mancandogli l'apposita stele di Rosetta mentale. Chi nasce servo non può morire libero.

Gli inglesi lo hanno sempre saputo che il Regno Unito avrebbe sempre rapprensentato il principale ostacolo ad un'Europa a trazione tedesca. E, inevitabilmente, ogniqualvolta la Germania ci prova, a sottomettere il resto d'Europa, il Regno Unito è chiamato a rappresentare e difendere i valori di libertà e democrazia messi in pericolo.
Questo video del 2008, intitolato "Il vero volto dell'Unione Europea" e presentato da "The Campaign for truth in Europe", è un ottimo riassunto dei motivi classici che spiegano l'insofferenza britannica verso Leuropa "tedesca" e che si sono infine concretizzati nella Brexit.


Ciò che ha sempre infastidito gli inglesi è la pretesa del sistema legale UE di sostituirsi alle norme giuridiche nazionali. Di conseguenza, lamentano, l'80% delle leggi che passano per la Camera dei Comuni non sono altro che ratifiche di leggi europee che finiscono per regolamentare al 100% settori come questi: ambiente, pesca, agricoltura, commercio. Se la UE decide di limitare l'utilizzo di un certo tipo di prodotti, come ad esempio quelli delle terapie naturali, il paese membro deve assoggettarsi al diktat, magari danneggiando un settore nel quale il proprio paese è all'avanguardia. 

Per giunta, queste leggi europee vengono votate dai membri della Commissione Europea (non dal Parlamento Europeo, come si crede) ovvero da persone che, in pochi minuti, e senza nemmeno avere il tempo di leggerne il contenuto, sono obbligate ad "eseguire gli ordini" contenuti nelle apposite istruzioni di voto. "Vota si", oppure "vota no". Protetti comunque dalla totale immunità verso le conseguenze dei propri atti, dal fatto di non dover rendere conto a nessuno e di essere inamovibili.
Per cui, l'appartenenza alla UE significa entrare in un nuovo ordine legale ed accettare un nuovo stile di vita (magari quello del migrante) che può non essere consono alle proprie esigenze nazionali. 

Le leggi europee sovrastano i poteri costituzionali. La sovranità che oggi il Regno Unito rivendica, fu perduta, sostengono nel filmato, nell'ormai lontano 1972. 
Il costituzionalista John Bingley spiega quali siano le basi della rule of law britannica. 
"Il potere spetta al sovrano e il sovrano, grazie al giuramento che sancisce il suo patto con il popolo, lo rimette al popolo. Nessun potere politico può infrangere il patto tra il sovrano e il popolo. Di conseguenza, nessun governo può, perfino su eventuale mandato del popolo, trasferire temporaneamente o definitivamente il potere ad uno stato straniero che non sia sottoposto al sovrano e non sia stato eletto dal popolo."
Se non vi fossero stati dei traditori anche nel Regno Unito, il discorso sarebbe già stato chiuso in partenza.

Dal punto di vista del sistema giuridico, quello imposto dall'Unione Europea stravolge completamente il senso del sistema legale britannico. Alcuni dei suoi principi fondamentali verrebbero da esso superati.
Ad esempio il "trial by jury", ovvero il diritto ad essere giudicati da una giuria popolare. L'Habeas Corpus - che impedisce la detenzione preventiva e l'arresto senza motivazione. Il non poter essere giudicati due volte per lo stesso reato e l'impedimento per la giuria di conoscere le esistenti precedenti condanne di un imputato. In definitiva, per la legge europea, sparisce il principio dell'innocenza fino a prova contraria. Se il cittadino britannico gode di libertà piena nel rispetto delle leggi vigenti, il cittadino europeo gode dei diritti che vengono a lui concessi. Ciò, secondo il parere dei giuristi britannici, costituisce il cavallo di Troia del totalitarismo.
Del resto, basta analizzare come è cambiata nel tempo la denominazione della "cosa" europea - all'inizio "comunità economica europea", poi "comunità europea" e infine "unione europea" - per svelarne il senso profondo più affine alla dittatura che alla democrazia.

Un altro svantaggio non da poco dell'appartenenza alla UE, sostengono gli inglesi, è il fatto di dover perdere il controllo sulla difesa e la politica estera. Immaginate cosa può combinare  ai danni del proprio popolo un governo collaborazionista con un'entità straniera. Non dovete andare tanto lontano, basta che vi guardiate attorno. Bisogna mettersi nei panni dei fieri cittadini di Sua Maestà per immaginare l'oltraggio di dover essere comandati da un generale francese o tedesco. Per il fatto elementare che costoro farebbero di certo solo gli interessi dei loro popoli o, peggio, di innominate ed innominabili entità sovranazionali.
Tra parentesi, l'ultimo film di James Bond, "Spectre", alludeva pesantemente proprio ad una possibile unificazione delle intelligence globali sotto un "nuovo ordine" e l'intera avventura di 007 consisteva nel cercare di sventare questo piano diabolico che avrebbe finito per cancellare l'MI6 e l'indipendenza del Regno Unito. Che fa, marchese, allude?

Dal punto di vista economico, si ricorda che già l'entrata del Regno Unito nell'ERM portò alla peggiore recessione in 60 anni, al raddoppio della disoccupazione e ad una perdita colossale di ricchezza nazionale. Un profetico Nigel Farage ci ricorda che "il rischio dell'euro è di affondare assieme alla UE senza che i politici possano farci nulla".
Se sei dentro e le forze armate sono sotto controlo UE e le tue riserve auree sono in mano alla BCE, come fai a liberarti dalla morsa? Ha senso che un continente appena liberatosi del tallone di ferro dell'URSS desideri far parte di qualcosa di assai simile?

La lettera di Theresa al truce Tusk è il primo passo verso la riconquista della sovranità del suo popolo e forse di quelli dell'intera Europa. Alla Torre di Babele staranno giustificando questa sconfitta con il fatto che, dopo tutto, gli inglesi da sempre non fanno società con nessuno e tutto sommato si potrà anche continuare senza di loro. Diverso sarebbe il discorso se una lettera dal medesimo tono dovesse arrivare a Tusk da Parigi. La Francia è stata l'artefice, assieme alla Germania, dell'infausto progetto e una sua uscita potrebbe veramente significare la spinta definitiva alla nave verso il baratro. Beh, ce ne faremmo una ragione.



89 commenti:

  1. Anonimo09:13

    Barbara ti leggo sottotono.
    Non hai la tua solita verve trionfalistica.
    La May non ti basta, non ti soddisfa, non ti quieta.
    Sai che è una vittoria di Pirro per te e i buffagni tuoi.
    Adesso aneli Francia e Germania.
    L’Inghilterra era già fuori, lì dove è bene che nei fatti stia.
    Avrà modo di pentirsene, e forse di tornare indietro.
    Ma tu che continui a martellare sul dente cariato del nazionalismo come salvezza dagli empi dove speri di arrivare?!
    Continui solo a volare basso, ché credi ancora di volare, ma delle tue ali non v’è oramai più traccia.

    (dubitans)

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    1. Troll? Certo che si.

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    2. @ troll
      Hai ragione. L'ideale sarebbe la macchinetta tagliateste di Place de la Révolution. E, che ti piaccia o no, solo il nazionalismo potrà salvare la tua misera vita.

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  2. Incomincio a capire perchÈ l'Italia nel 38 andò a sottoscrivere il patto d'acciaio con Hitler pre poi dichiarare guerra agli USA è poi attaccare la Grecia con solo 3 divisioni mal adestrate o persino NON adestrate, senza vestiario adatto con armamenti del 1989. Perchè in Nordafrica schierarono la cariola L3/3 di 2-3 t. contro i Matilda II inglesi di 20-25 t. Perchè l'Italia nel 1940 aveva una Marina di tutto rispetto ma SENZA Radar, cioè completamente inadatta per un confronto bellico. È cosa fecero gli imbecilli del comando supremo italiano (i dubitans), giusto, si andarono a scontrare contro la Royal Navy con il risultato logico che 1 nave italiana dopo l'altra fù affondata.

    La stessa identica cosa stà succedendo oggi, perchè gli stessi identici imbecilli di allora stanno governando l'Italia di oggi è si chiamano "dubitans".

    Alla fine i vili è mentecatti "dubitans" cambiarono camicia è andarono ad occupare i posti di potere italiani dove siedono ancora oggi, il risultato è ben visibile. Fin quando gli italiani permettono ai vari "dubitans" di governare l'Italia non uscirà dalla merda.

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    1. "l'Italia nel 1940 aveva una Marina di tutto rispetto ma SENZA Radar"

      What ??? (usiamo l'inglese dato che ci siamo, no?) :)))

      Facciamo ordine:

      1) "SAFAR ultimately produced roughly a hundred sets, and both the Germans and the Western powers in 1943/44 found Italy's radar technology more advanced in some respects than their own, at least until the advent of operational microwave radar in early 1943. The navy had squandered the opportunity to profit from the one key technology of the war in which Italy had initially been competitive."

      Quindi il radar lo avevamo però... qualche "dubitans" decise di non metterlo sulle navi. Pure GENIUS.

      2) "The navy staff was fully aware before 1939 that Italian battleship and cruiser salvos grouped so loosely that hitting the enemy was problematic. In the preliminary daytime action off Matapan, the battleship Vittorio Veneto and its accompanying heavy cruisers had overwhelming superiority of force, achieved surprise, and fired 636 rounds from their main batteries at a British light cruiser squadron WITHOUT A SINGLE HIT."

      La Marina Militare fascista (non italiana) era messa molto peggio di quel che si pensa. Come tutte le forze armate fasciste, del resto.
      636 colpi, nemmeno uno a segno. Neanche per sbaglio.

      Fonti:
      Enrico Cernuschi, Marinelettro e il radiotelemetro italiano: Lo sviluppo e l'evoluzione del radar navale
      U. Santoni, "La battaglia di Matapan"
      Giorgio Giorgerini,Da Matapan al Golfo Persico: La Marina militare italiana dal fascismo alla Repubblica
      MacGregor Knox, HITLER'S ITALIAN ALLIES, Royal Armed Forces, Fascist Regime, and the War of 1940/43.

      Chinacat

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    2. Era marziana, la Marina fascista?

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    3. @ Von Buffagni

      Magari fosse stata marziana, Ritter Von Buffagni, forse i marziani su 636 colpi almeno UNO lo avrebbero mandato a segno :)


      Scrive il miglior storico militare italiano, Giorgio Rochat, nella prefazione a "Le guerre italiane 1935-43"

      "Il mio tema sono le guerre volute e condotte dall'Italia fascista, dall'aggressione all'Etiopia al crollo del 1943. Quindi il volume dovrebbe intitolarsi "Le guerre fasciste"; mi è sembrato giusto preferire il titolo "Le guerre italiane" perché le guerre di Mussolini furono combattute e pagate da tutti gli italiani."

      Ogni esercito, da come è armato a come combatte, dalle sue tattiche sul campo di battaglia alla sua Grande Strategia, da come tratta i civili a come tratta i prigionieri di guerra, è il risultato della società che lo ha assemblato.
      Ogni esercito rispecchia quindi la struttura sociale, culturale ed economica da cui proviene; questa "legge" valeva ai tempi di Alessandro Magno come ai tempi di Mussolini e come vale (in parte) anche oggi.
      Gli studi di Liddell Hart (The ghost of Napoleon) e John Keegan (The face of the battle) sono più che esaustivi in merito.

      Poi c'é l'ideologia e qui le cose si complicano. E diventa impossibile separare, in questo caso, l'ideologia fascista e la sua attuazione pratica dalle forze armate italiane che a quell'ideologia sottostanno.

      In concreto: nessun militare sano di mente avrebbe avallato la Riforma Pariani. Fu una catastrofe assolutamente prevedibile. Le divisioni italiane passarono da ternarie a binarie, perdendo per strada il 30% della potenza di fuoco (che già era più bassa della media).
      Perché fare una roba del genere?
      Perché l'ideologia fascista si imposessa dell'idea di "guerra di rapido corso" sviluppata dopo il 1918 MA (e qui arriva il bello) non fa nulla per metterla in pratica. Anzi, peggiora la situazione.
      La "guerra di rapido corso" è una variante della guerra di movimento elaborata da Von Seekt e si basa sulla velocità di spostamento.
      Ora, nel 1930, qual'é il modo più rapido per muovere le truppe? Facile: il camion (i taxi di Gallieni insegnarono qualcosa).
      Quindi basterebbe fornire i camion... che però non ci sono. Certo, basterebbe decidersi a farli ma per le dimensioni dell'esercito voluto dall'ideologia fascista (dove il numero è potenza) non basterebbero 20 anni di produzione (parliamo di circa 70 divisioni).
      Che fanno i nostri geniali fasssisti?
      Tolgono un reggimento a ciascuna divisione in base al principio (DAR!!) che 6.00 uomini si spostano più velocemente che 11.000.
      Il risultato?
      La velocità di spostamento di una divisione di fanteria italiana è, nel 1940, LA STESSA di quella di una legione romana.
      Anzi.
      Nel 1940, a causa del sistema logistico centralizzato (altra specialità dell'ideologia fascista, l'ipercentralizzazione) le divisioni italiane fanno circa 15 km al giorno.
      I legionari di Cesare ne facevano oltre i 20; i grognard di Napoleone oltre 30.
      Ma l'aspetto ideolgico era soddisfatto: il numero di divisioni era raddoppiato ed erano tutti felici.
      Tutti tranne i soldati italiani, ovviamente, quelli che come dice Rochat, hanno pagato sulla loro pelle questo delirio ideologico.
      (Per la cronaca: gli stessi identici problemi non a caso si ritrovano nell'esercito tedesco; il Kommisarbefehl è pura ideologia, non ha nulla a che fare con il mondo militare.)

      Ecco perché uso la dizione "marina militare fascista": definirla italiana sarebbe un insulto all'intelligenza ed un errore storico.

      Chinacat

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    4. PS

      Le faccio un esempio particolare di come l'ideologia (in questo caso la religione) possa influenzare le "forme della guerra."
      Durante il periodo di espansione, l'impero azteco si scontra con i propri vicini e durante i combattimenti una delle modalità più utilizzate era quella di NON uccidere il nemico.
      Il guerriero azteco usava un bastone con l'estremità ricoperta di polvere bianca e quando colpiva un nemico lasciando un segno, quest'ultimo si arrendeva. Alla fine degli scontri, il numero dei morti era estremamente basso.
      La motivazione è Tlaloc, il dio della pioggia (la faccia al centro della Piedra del Sol) al quale ogni giorno dovevano essere sacrificati degli uomini, secondo un rituale ben preciso.
      E chi meglio dei prigionieri di guerra? Le redini del potere, nella società azteca, sono nelle mani della casta sacerdotale la quale appoggia il "Nahuatl" a patto che fornisca prigioneri per i sacrifici.
      Inoltre, essendo alcuni dei vicini dei veri e propri "clientes", devono pagare dei tributi e quindi non si può semplicemente sterminarli.
      Stessa combinazione di elementi in un contesto diverso.

      Chinacat

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    5. L'Italia ha condotto MOLTO male la IIGM, e il regime fascista ne porta la responsabilità politica maggiore, visto che era al potere. Esempi minimi: 1 Mussolini non pensò di dotarsi di uno SM personale, senza il quale era puro sogno che potesse dirigere sul serio la guerra. 2 Allo scoppio della guerra, non ci si impadronì di Malta.
      La Regia Marina, tra le Armi, era la meno fascista e la più monarchica. A ruota seguiva l'Esercito. L'Arma fascista per eccellenza era l'Aviazione, per un motivo di date. Il corpo ufficiali in SPE era monarchico al 99,5%, non potè/non volle promuovere una riforma e modernizzazione delle FFAA, e nei suoi più alti gradi si distinse per un coraggio morale = 0 (coraggio morale alti gradi = dire ai politici la verità e non quello che desiderano sentirsi dire).
      Quanto precede, per dire una cosa semplicissima, che però evidentemente tanto semplice non è: che la IIGM l'ha condotta (male) e persa (peggio) l'Italia, all'epoca diretta dal regime fascista, il quale non era piovuto sulla Penisola dal pianeta delle scimmie di Gobetti.
      Non l'abbiamo persa perchè fascisti, l'abbiamo persa perchè a) non bisognava entrarci, se possibile b) una volta entrati, bisognava condurla meglio ma non ci siamo riusciti per una serie di ragioni che NON è ragionevole addebitare tutte al regime fascista, ma che vanno equamente divise pro quota millesimale tra fascismo, monarchia, corpo ufficiali, classi dirigenti italiane lato sensu.
      Sarebbe una precisazione tutto sommato superflua (ormai è fatta), se la formula "non ha perso l'Italia, ha perso il fascismo" non avesse come logica conseguenza "gli antifascisti,i VERI italiani, hanno vinto la guerra." E quest'ultima conseguenza non solo è totalmente falsa, ma è il pretesto per una colossale rimozione della realtà (gli Americani liberatori gratis et amore Dei, la Resistenza che ha vinto la guerra, la Superiorità Morale della Sinistra, Berlusconi avatar del fascismo, etc.) che ci ha fatto e continua a farci tanto ma tanto male.

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    6. Condivido la precisazione caro @Roberto Buffagni, tuttavia lei tempo fa mi aveva persuaso - fra le altre cose - del fatto che il primo errore del fascismo, da cui discesero i vari orrori, fu di considerarsi avatar totalizzante della Nazione.
      E quindi? Quindi si può concedere il fatto che le F.F.A.A. dell'epoca fossero (a maggior ragione) principalmente espressione dell'ideologia fascista, certamente nella volontà e nell'(auto)rappresentazione, quindi anche nella prassi.
      Perché è interessante? Per portare il discorso nel presente. Ad oggi 2017 A.D. le F.F.A.A. sono espressione della Nazione italiana o ascari NATO? Mi sembra importante capirlo.

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    7. Calma & gesso, Von Buffagni. Lei continua a sottovalutare l'impatto "ideologico" che sull'evoluzione del pensiero militare.
      Ovvero:

      1) "1 Mussolini non pensò di dotarsi di uno SM personale"

      E perché avrebbe dovuto farlo? Nell'ideologia fascista al vertice c'è un capo, non uno Stato Maggiore. E c'è un capo che prende decisioni senza consultare nessuno perché è lo strumento della Provvidenza Divina (non scherzo affatto dato che è proprio così che veniva visto il Duce).
      Le faccio notare che lo stesso fenomeno, non a caso, si verifica in Germania: la nascita dell'OKW è la prova più evidente ed alla fine sarà l'OKH ad essere esautorato dal processo decisionale. Hitler voleva dei lacchè ubbidienti, non dei generali che usassero la loro testa.

      2) "Allo scoppio della guerra, non ci si impadronì di Malta."

      Von Buffagni, qui toppa. Come dice un proverbio militare"I dilettanti si occupano di STRATEGIA, i professionisti di LOGISTICA."
      Di grazia, potrebbe spiegarmi come avremmo potuto occupare Malta dato che non avevamo neanche un mezzo anfibio? Non avevamo NULLA che potesse FISICAMENTE permetterci di occupare Malta. La complessità delle operazioni aeronavali dal punto di vista logistico sono terrificanti e non è un caso che l'unica nazione che le ha fatte fosse l'unica che si potesse permetterlo di farlo.
      Von Buffagni, le divisioni che sono in Africa da anni non hanno i filtri per la sabbia e Lei vuole occupare Malta? Lei sa che le bombe italiane non potevano perforare lo scafo delle navi inglesi, vero? Come pensa di sistemare la Royal Navy? A chiacchiere? :))))

      "Non l'abbiamo persa perchè fascisti"

      Difatti non l'hanno persa gli italiani ma i fascisti. La struttura sociale, economica e culturale l'hanno creata loro e se nel 1940 un generale può dire che "non bisogna osannare i mezzi meccanici MA IL MULO" (si, proprio il quadrupede) e tutti quanti gli danno pure ragione, c'è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo di pensare. Ci pensi bene: IL MULO. nell'era delle Fortezze Volanti i fascisti osannano il MULO.
      E non a parole e basta: il principale mezzo di spostamento in Africa nel 1940 è un parente del mulo, alias il somaro. Lei lo sa, vero, che nel 1940 non abbiamo camion 4x4 e quei pochi che abbiamo sono a trazione anteriore?

      ""gli antifascisti,i VERI italiani, hanno vinto la guerra." E quest'ultima conseguenza non solo è totalmente falsa"

      Qui ha perfettamente ragione: la guerra l'hanno vinta gli alleati non certo noi. Il fascismo ha perso la guerra ma è l'Italia ad aver vinto (e non è poco) tutte quelle libertà che il fascismo le aveva tolto: partire dalla più importante, IL LIBERO PENSIERO CRITICO.
      Per cui oggi, sullo scaffale della Storia, i fascisti sono i compagnia dei muli e dei somari che tanto osannavano (e dei quali condividono il quoziente intellettivo)

      Chinacat

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    8. Le fonti:

      John Gooch I generali di Mussolini
      A. Biagini/ A. Gionfrida Lo Stato Maggiore Generale tra le due guerre (verbali delle rinioni presiedute da Badoglio dal 1925 al 1937)
      L.Ceva, La condotta italiana della guerra: Cavallero e il Comando Supremo 1941/1942
      L.Ceva-A. Curami La meccanizzazione dell'esercito italiano dalle origini al 1943

      Per l'origine dell'OKW ed i rapporti con l'OKH la maggior parte dei testi sono in inglese, come "Inside Hitler's Headquarters" di Walter Warlimont.
      Questo è molto utile: "Il comando supremo di Hitler" di G. P. Megargee.
      Per la logistica, ovviamente, van Crefeld: " Supplying War: Logistics from Wallenstein to Patton"

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    9. Last but not least: io non riesco a scrivere senza usare l'ironia ma le garantisco che (purtroppo) la storia del mulo è drammaticamente vera.

      "Il carro è un mezzo potente che non dobbiamo disconoscere; ma non
      gridiamogli osanna. L'osanna riserviamolo per il fante e per il mulo"
      (Generale Ettore Bastico) citato in
      Botti, "I generali italiani e il problema dei corazzati: la riunione tenuta dal Generale Pariani il 23 e 24 novembre 1937 sul carro armato e i suoi riflessi,'' Studi storico-militari, 1993, pag. 211.

      Povere bestiole (i generali, non i quadrupedi)

      Chinacat

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    10. @ Elu ei

      "Ad oggi 2017 A.D. le F.F.A.A. sono espressione della Nazione italiana o ascari NATO?"

      Ascari è forte come espressione. Servi della gleba rende meglio l'idea :)
      Le armi, la dottrina, le tattiche e soprattutto la logistica (avrai notato che questi non si muovono di un metro se non possono portarsi dietro il B&B (Beer and BBQ) è tutto Made in USA.
      Inclusa l'assenza di una Grande Strategia, vuoto che non riescono a colmare per quante volte leggano Von Clausewitz.

      Chinacat

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    11. "chinecat

      Grazie per i dettagli sui Radar.

      Questo sottoliniea ancora di più la scarsa o pressochè inesistente preparazzione degli alti gradi del esercito italiano nel 1940.
      Sè ci mettiamo ancora i mezzi a disposzione, vecchi è pochi, si può arrivare solo ad una conclusione. L'entrata in guerra del Italia nel 1940 fù un atto di pazzia.

      Stessa roba succede oggi, guardando la gestione della crisi dei governanti italiani. Naturalmente in un contesto diverso. Semplicemente impressionante l'ignoranza è l'impreparazzione dei governati italiani. Sono sicuro che più della mettà del parlamento italiano attuale non sappia cosa sia il MES, il Fiskal Pakt è il Bail-in. È dubito fortemente che abbiano letto sti contratti scellerati.

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    12. @ elu lei

      Infatti, il mito fondativo della Repubblica italiana "i fascisti sono falsi italiani, i veri italiani sono gli antifascisti, dunque non l'Italia ma il fascismo ha perso la guerra e l'Italia della resistenza e dei veri italiani ha vinto la guerra" replica, mutandolo di segno, il discorso alla camera dei Deputati di Mussolini del 26 maggio 1927, poi ricordato come "discorso dell'Ascensione" : "Si ritorna al mio discorso prima della rivoluzione tenuto in un piccolo circolo rionale di Milano, l' 'Antonio Sciesa'; in Italia non c'è posto per gli antifascisti, c'è posto solo per i fascisti e per gli afascisti, quando siano dei cittadini probi ed esemplari." ("Antonio Sciesa" è svista per "Amatore Sciesa, l'eroe risorgimentale del "Tirèm innanz").
      L'errore, nell'uno come nell'altro caso, è l'identificazione della nazione e della patria, nella quale tutti devono essere ricompresi al di là delle inimicizie politiche, con una parte politica, per definizione parziale e transeunte. Nell'ossimoro "Partito della Nazione" c'è in nuce la guerra civile.
      La più grave conseguenza di questo doppio errore simmetrico ("antitetico-polare", direbbe il compianto Preve) è che l'Italia, nel II dopoguerra, non ha voluto e potuto fare l'esame di realtà della sua situazione, che era quella di una nazione sconfitta, ha travestito la sconfitta da liberazione, e ha riordinato le sue categorie politiche e culturali intorno alla premessa "antifascista". Per farlo, ha dovuto attribuire al fascismo la caratteristica di pericolo permanente, di malattia metastorica alla quale gli italiani sono geneticamente predisposti per uno di questi due motivi a) arretratezza dovuta alla mancata riforma protestante (fascismo come "autobiografia della nazione" gobettiana, posizione azionista) b) esclusione delle masse popolari dal governo (fascismo come tentazione permanente del capitalismo, posizione comunista). Con la fine del comunismo è divenuta egemone la posizione azionista.
      Questa dinamica culturalmente e politicamente rovinosa è stata facilitata dalla fine disonorevole della dinastia, che altrimenti avrebbe potuto simboleggiare, al di sopra della divisioni politiche, l'unità della patria e della nazione.

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    13. @ chinacat

      E' interessante discutere di come abbiamo perso la IIGM, degli errori infiniti che abbiamo fatto, etc. Secondo me l'errore di base è uno solo: che molto semplicemente, era impossibile per l'Italia vincere una guerra come si è rivelata essere la IIGM. Era possibile vincerla, a rimorchio dell'alleato germanico, solo se la IIGM si fosse rivelata essere una "normale" guerra intraeuropea, cioè se Hitler si fosse fermato dopo la conquista della Francia e avesse trovato il compromesso con la Gran Bretagna che effettivamente cercò senza trovarlo. Mussolini scommise su questa lettura (e molto probabilmente per questo trascurò gli avvertimenti sull'impreparazione delle FFAA e della nazione che pure ci furono, e al massimo livello), la sbagliò, e perse. Una volta sbagliato il calcolo e divenuta la IIGM una guerra mondiale + guerra di sterminio all'Est, si poteva perdere meglio o perdere peggio: ma la sconfitta era sicura. Con l'ingresso nel conflitto degli USA divenne sicura anche la sconfitta della Germania, come vide bene de Gaulle, che da allora in poi orientò tutta la sua azione politica contro gli USA.
      Quanto poi alle attuali FFAA italiane, chiamarle "ascari" della NATO o "servi della gleba" è poco cortese e ingeneroso nei riguardi del tanti nostri soldati che fanno il loro dovere e amano la patria, ma rispecchia il grado di autonomia e coerenza con la difesa dell'interesse nazionale dei governi italiani realmente esistenti. L'inquadramento nella NATO dell'Italia, che aveva senso per l'interesse nazionale nel quadro di Yalta, e nei limiti del quale i governi italiani della Prima Repubblica seppero ritagliarsi una limitata quota di autonomia,oggi è antitetico all'interesse nazionale italiano.

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    14. @ Buffagni

      Per la disciplina di Storia Militare, il caso dell'Italia è sicuramente interessante ma in senso negativo in quanto fu un fallimento spettacolare. Come l'ideologia malsana che ne ha creato le basi.

      Ho notato però che quasi tutti partono dalla premessa che "L'Italia non sarebbe dovuta entrare in guerra".
      Ma come? Il principio cardine dell'ideologia fascista è la guerra, ce lo siamo forse dimenticati? Lo hanno detto, scritto e ripetuto per 20 anni, Panunzio, Gentile, Balbo, il Capo in persona tirava in ballo la guerra un giorno si e l'altro pure, Marinetti ci faceva le poesiole sopra... e stiamo a discutere se era il caso di entrare o meno?
      "Porterò gli italiani in guerra dovessi prenderli a calci in culo." Una delle tante massime riportate da Ciano.

      Per l'ideologia fascista la guerra è non solo espansione territoriale e politica ("chi ha del ferro ha del pane") ma è lo strumento attraverso il quale migliorare questa "mediocre razza italiana", una "razza di pantofolai" che invece deve essere temprata con il ferro e con fuoco e con il sangue.
      Questo è quello che hanno scritto e detto per 20 anni.

      E' la stessa ideolgia fascista che crea quel problema a cui Lei accenna sopra ("i fascisti sono falsi italiani, i veri italiani sono gli antifascisti") e giustamente cita l'Ascensione.
      Ma l'ideologia fascista di spinge molto oltre lo stabilire chi sia italiano e chi no. L'ideologia fascista vuole plasmare il Nuovo Italiano attraverso la violenza e cosa c'è di più violento della guerra?
      Quindi trasforma l'Italia in una caserma, tutti in divisa a marciare ed il regalo ai bambini dal balcone di Palazzo Venezia è un piccolo fucile ed un libro ("libro e moschetto, fascista perfetto").
      Lei lo ha mai letto quel libricino? Io si. Dopo dieci minuti avevo la nausea. L'ideologia fascista era giunta al punto da scrivere un libro per bambini su come usare il fucile, perché fosse bello farlo e quanto fosse necessario usare il fucile (nei disegnini si vede il bambino italiano che "gioiosamente" spara ad un altro bambino... che però è nero!!)

      Chinacat

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    15. @ Paolo Corrado

      "Questo sottoliniea ancora di più la scarsa o pressochè inesistente preparazzione degli alti gradi del esercito italiano nel 1940."

      L'aspetto sorprendente è la bassa competenza dei professionisti. I quali non solo si rivelano ignoranti in tutto ciò che esula dalla loro professione (l'eterno limite della casta militare) ma sono ignoranti ed incompetenti nella loro stessa professione.
      Questo è il mistero della casta militare italiana, anche prima del fascismo. Quando arriva il fascismo siamo all'apoteosi dell'incompetenza che viene elevata a sistema.
      Il fascismo ricopre le alte cariche con laute prebende ed onori ma in cambio chiede la sottomissione al "pensiero" fascista che prevede espressamente di non pensare affatto. Le forze armate accettano e si prostituiscono, incensando di lodi il regime e avallando qualsiasi delirio del capo. Quando finisce la sveltina, il nostro esercito ha la flessibilità operativa della falange macedone.
      Con una differenza: un generale macedone conosceva le armi che usava, questi strani soggetti (Bastico, Gambara, Badoglio) non conoscono le armi che usa il proprio esercito, figuriamoci quelle del nemico.
      Il fascismo ci mette la ciliegina sulla torta per cui inizia boicottare i testi scritti in inglese (fu l'epoca in cui gli venne il trip di cambiare le parole per italianizzarle: non più film ma filmo, niente sandwich ma tramezzino e via cazzeggiando)**
      Peccato però che i testi militari più importanti circolassero in lingua inglese per cui mentre da noi si leggeva il solito Von Clausewitz (e come al solito, senza capirlo), un giovane ufficiale della scuola di fanteria di Dresda pagaava di tasca sua la traduzione dei libri di Fuller e Liddell Hart. Si chiamava Erwin Rommel.

      Chinacat

      Un politico italiano di oggi non sa cos'è il "bail in" per la stessa identica motivazione per cui il generale Gambara non sa quanti chilometri si possono fare con una coppia di cingoli.
      Il processo di selezione non funziona più.
      Il perché forse lo sa il nostro amico Buffagni. Io no di sicuro.

      Chinacat

      **
      Achille Starace cercò di far cambiare nome all'Hotel EDEN di Roma, convinto che si chiamasse in tal modo per via del primo ministro inglese, che si chiamava Eden.
      Soltanto dopo gli fecero notare che beh, in effetti la parola Eden compare nella Bibbia, oltre che sul campanello di casa del signor Eden.
      Accettò la cosa ma non andò via molto convinto.
      Il lato comico di un regime che di comico aveva poco.

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    16. Non è vero che siamo entrati in guerra perchè l'ideologia fascista esige la guerra. L'ideologia fascista non è sinonimo di stupidità o cecità, per deprecabile che possa essere. E' anche sbagliato citare le sciocchezze dette da Starace o da altri personaggi poco intelligenti del regime fascista per dimostrare che il fascismo è scemo. Gli stupidi ci sono, e in abbondanza, in tutti i regimi, i più fantastici e lodevoli compresi. E' più produttivo e illuminante prendersela con gli esponenti migliori di una ideologia, per criticarla.
      Siamo entrati in guerra perchè Mussolini ha fatto un calcolo politico sbagliato, lo stesso tipo di calcolo che VEIII fece nella IGM, con l'unica differenza che in quell'occasione VEIII ci imbroccò.
      Però adesso, per favore, basta. Sono stufo di fare il difensore d'ufficio di una ideologia sulla quale do un giudizio negativo, e siccome ormai mi sono persuaso, a malincuore, che l'antifascismo è incurabile (forse ci vorranno i bombardamenti a tappeto, come ci vollero per il fascismo, per terminarlo definitivamente), getto la spugna.

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    17. "Non è vero che siamo entrati in guerra perchè l'ideologia fascista esige la guerra."

      Mi faccia capire una cosa: parlano di guerra, esaltano la guerra, insegnano la guerra, mettono divise a tutti, e FANNO la guerra già nel 1935.... però non la esigono e ci entrano per sbaglio.

      "LA GUERRA STA ALL'UOMO COME LA MATERNITA' STA ALLA DONNA"

      "L'ITALIA FASCISTA E' UNA IMMENSA LEGIONE CHE MARCIA"

      Le citazioni in merito si contano a centinaia. Però Lei lo nega.
      Scrivono che vogliono e anelano alla guerra e mi nega anche questo.
      Poi prendono le armi, fanno la guerra (dal 1935 in poi l'Italia è in guerra quesi sempre) e mi nega anche questo.

      Chi getta la spugna sono io: se riesce anche a negare la realtà oggettiva visibile in centinaia di documentari, che parliamo a fare?
      Il rapporto tra guerra e ideologia fascista è presente in tutti gli studi: Paxton, Payne, Gentile, Nolte, se ne sono occupati tutti. Pi arriva Lei e mi dice che no, in fondo ci é entrato solo per sbaglio, un mero errore di calcolo.
      Apro un verbale del 1924 dell'AUSSME (Archivio Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito) e cosa si legge? Piani per l'invasione della Jugoslavia, richiesti da Mussolini. NEL 1924.
      C'è uno studio del Prof. Gooch pubblicato in Italia dal titolo "Mussolini ed i suoi generali" ed analizza la polica estera dal 1922 al 1939 attraverso i documenti dell'esercito, della marina e dall'aviazione.
      800 pagine con una ricchezza di cifre, fonti, verbali e documenti che fa impressione.
      Ora, Lei può andare in libreria, leggerlo e cambiare idea e ha tutta la mia stima. Oppure può non farlo ed ha la mia stima lo stesso.
      Se vuole restare convinto che fu tutto uno sbaglio, libero di farlo.
      E se quando Mussolini scrive "L'ITALIA DEVE ESSERE PRONTA A FARE LA GUERRA DA OGGI", Lei invece ci legge "fate l'amore non fate la guerra", libero di fare anche questo.
      Io continuerò a documentarmi ed a pensarla in maniera diversa.

      Una precisazione: Lei continua ad usare il termine "antifascista" ma guardi che io non faccio il faccio il tifo pro o contro il fascismo su basi ideologiche o politiche. Lo critico perché sono 20 anni che cerco di conoscerlo.
      Quando apro un testo sulla American Civil War non sto con né con lo Yankee né con Johnny Rebel ma non posso ignorare la schiavitù o fare finta che non ci fosse o peggio ancora, negarne l'esistenza.

      Chinacat

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    18. PS

      OK, criticare Starace è facile ed è più illuminante prendersela con i migliori. Allora prendiamo il migliore, Sergio Panunzio, da tutti considerato uno delle migliori menti del fascismo.
      E cosa scopriamo? Per esempio quello che sto cercando di farle capire e cioé che all'interno dell'idologia fascista il concetto di "guerra" è di fondamentale importanza e che quindi è oggettivamente errato parlare di "errore di calcolo". Non solo ma questo concetto ideologico di guerra risale alla Prima Guerra Mondiale.
      Lo dico io? No, lo dice Sergio Panunzio.

      "Italians would emerge from the “hurricane of death and fire” as “newmen,” the “warrior-producers” anticipated by the early syndicalist vision of Georges Sorel. Italians, forged in war, would emerge as a Fascio nazionale, a dedicated “national union.” The aristocracy of warrior-producers that would survive the Great War would marshal all nationalists of the peninsula to meet the demands of a revolutionary
      mission that was taking on increasingly clear form.
      As an interventionist, Panunzio anticipated that a new nation would
      emerge from the war that would unite all classes, factions, and regions
      within its confines to the service of a mission that would be of historic
      consequence."

      James Gregor "Mussolini's intellectuals"

      Negare l'influenza della 1aGM sul fascismo vuol dire non capire come si arriva alla Seconda.
      Questo è Camillo Pellizzi:

      "Pellizzi had long maintained that Fascist Italy’s destiny was not specifically national, but imperial. The aristocracy that would arise out of centuries of oppression, the carnage of war, and the transformative tempering of revolution would be animated by a morality and a courage that could not be confined within the egocentric, restrictive limits of family, corporation, or nation.
      The ultimate
      purpose of Fascism “could only be historic and moral,” to participate
      in the drama of the modern world: the ineluctable conflict of empires—
      that between the “industrial and colonial empire of Great Britain,
      of the monetary and financial empire of the United States, and of a Germany that [had] embarked on an imperial course that will inevitably cast it athwart that of the others.”

      Di "ineluttabile conflitto con la Gran Bretagna" ne scrive Pellizzi nel 1925.

      Chinacat

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    19. Si ma mo basta con questo bashing sul Italia. Quello che è successo è successo, adesso bisogna andare avanti, cercando di non fare gli stessi errori del passato, inutile guardare indietro.

      Mi sembra chiaro che il problema principale del Italia sono i suoi governanti è qui non faccio tanta distinzione tra i fascisti di 70 anni fà che andarono a sottoscrivere il patto d'acciao per poi dichiarare guerra agli USA, praticamente con un esercito inesistente è il branco di deficienti che governa l'Italia dal 1992 in poi.

      Se l'Italia è arrivata a diventare la 5° potenza mondiale economica, malgrado il basso profilo dei suoi governanti, vuol dire che questo paese ha potenziale.

      È sulla storia militare italiana faccio presente che generali americani, inglesi è tedeschi ancora oggi studiano le tattiche militari romane. Non lo dico io ma un generale A.D. tedesco.

      È sè gli Italiani durante il rinascimento sarebbero stati compatti è uniti invece di scannarsi tra di loro l'Italiani avrebbero dato filo da torcere ai vari spagnoli, francesi è penso perfino agli inglesi. Quando 2 littigano il 3° gode (spagna, austria, francia)

      ----------------

      Per l'ideologia fascista la guerra è non solo espansione territoriale e politica ("chi ha del ferro ha del pane") ma è lo strumento attraverso il quale migliorare questa "mediocre razza italiana", una "razza di pantofolai" che invece deve essere temprata con il ferro e con fuoco e con il sangue.
      Questo è quello che hanno scritto e detto per 20 anni.

      Piò o meno quello che disse padoa scoppia, "tornare alla durezza del vivere" o grillo "la povertà è un occasione" o boldrini "adattarsi al livello di vita dei migranti africani" che non vuol dire altro che "adattarsi al livello di vita del 3° o 4° mondo". Repressione allo stato puro è con una sfacciataggine da rimanere a bocca aperta.

      Nix für ungut, n8


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    20. @ Paolo Corrado

      "Quello che è successo è successo, adesso bisogna andare avanti, cercando di non fare gli stessi errori del passato, inutile guardare indietro."

      E cosa é successo? Se iniziamo a negare le principali caratteristiche del Fascismo, come fa Monsieur Buffagni, il passo sucessivo è negare il Fascismo in toto. E guarda che non lo dico io ma lo sostiene il massimo esperto vivente del Fascismo, Emilio Gentile:

      "Nei confronti di quest’ultimo, infatti, è da tempo in corso una tendenza alla “defascistizzazione” retroattiva: essa consiste nel togliere al fascismo gli attributi che gli furono propri e che ne caratterizzarono l’individualità storica. La “defascistizzazione” del fascismo si manifesta in varie forme: negando, per esempio, che vi sia stata un’ideologia fascista, una cultura fascista, una classe dirigente fascista, un’adesione di massa al fascismo, un totalitarismo fascista e perfino un regime fascista. Qualche studioso, infatti, ha affermato che il regime di Mussolini non fu veramente fascista ma “semifascista”. Dalla tendenza alla “defascistizzazione” del fascismo, viene emergendo una rappresentazione alquanto indulgente, se non proprio benevola, dell’esperienza fascista: una vicenda più comica che tragica, una sorta di istrionica farsa di simulazione collettiva, recitata per venti anni dagli italiani, sotto una dittatura personale, blandamente autoritaria, che tutto sommato non avrebbe fatto gran danno all’Italia, fino a quando non fu traviata dalla Germania nazista, che le inoculò il razzismo e l’antisemitismo, e la condusse sulla via della perdizione.

      (Emilio Gentile, Fascismo Storia e Interpretazione)

      Chinacat

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    21. @ Paolo Corrado

      Le due prospettive sono complementari: allo stesso modo in cui si può negare che il Fascismo sia mai esistito, si può tranquillamente negare che l'Europeismo demenziale che sta sfasciando l'Italia ed il resto d'Europa sia mai esistito.
      Affermarare che capitammo in guerra "per sbaglio di calcoli" equivale a sostenere che siamo entrati nell'euro "per sbaglio di calcoli" e che abbiamo ceduto la nostra sovranità sempre per uno "sbaglio di calcoli."

      Poi uno apre un libro, legge cosa scriveva Nicholas Kaldor nel 1971 oppure un Dornbusch nel 1996 e cambi idea.
      Ma quale sbaglio, c'é stata la volontà di entrare nell'euro e chi lo ha fatto era perfettamente consapevole delle sue conseguenze.
      "One money one market" scrissero un paio di tizi per dimostrare che ci serviva l'euro, la variante moderna del "ein Volk ein Reich".
      E adesso che il progetto più folle della storia contemporanea (gli Stati Uniti d'Europa) sta distruggendo ciò che avrebbe dovuto far crescere, cosa senti dire in giro?
      Che va tutto bene, che l'euro, essendo solo una moneta non é responsabile di nulla (dalla "de-fascistizzazione" alla "de-eurizzazione) e che se le cose vanno male é perché siamo italiani.
      No.
      C'era una ideologia fascista così come c'é un'ideologia eurista e far finta di non vederla significa essere parte del problema e non della soluzione.

      Chinacat

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    22. @ Paolo Corrado

      http://www.radioradicale.it/scheda/313927/il-fascismo-lezione-del-professor-emilio-gentile

      Una delle più brillanti menti dell'Italia contemporanea.

      Chinacat

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    23. Va be', mi tocca rispondere su questa storia.
      1) E' un cretino al 100% chi dice "il fascismo non c'entra niente con l'entrata nella IIGM", ed è un cretino al 100% chi sostiene "se al governo dell'Italia non ci fosse stato il fascismo sicuramente non saremmo entrati in guerra". Le ideologie contano, ma non determinano tutto. Il calcolo politico che doveva fare Mussolini o chiunque ci fosse stato al posto suo, una volta iniziata la guerra, era una scelta tra: neutralità/alleanza con la Gran Bretagna/alleanza con la Germania. Vista la posizione geografica dell'Italia, che non è un'invenzione fascista, la neutralità era una scelta estremamente difficile. La neutralità equidistante tra UK e Germania sul modello svizzero era IMPOSSIBILE, perchè l'Italia sta in una posizione chiave, la Svizzera no. Di fatto, la neutralità implicava un appoggio indiretto alla Gran Bretagna perchè le lasciava mano libera nel Mediterraneo, quindi era una scommessa sulla vittoria inglese, e avrebbe sicuramente provocato, più prima che poi, gravi conseguenze per l' inevitabile inimicizia tedesca. Il Regno Unito NON, ripeto NON favorì la neutralità italiana, e anzi la rese sempre più difficile a partire dagli anni Trenta. La rese sempre più difficile NON per ragioni ideologiche (il fascismo in quanto ideologia ai britannici andava benissimo, non gliene poteva fregare di meno del colore della camicia preferito dagli italiani) ma per ragioni geopolitiche, le stesse che hanno motivato il rovesciamento di Gheddafi. Scendere in guerra a fianco dell'Impero britannico in cambio di meno di zero e con la prospettiva di fare immediatamente la brutta fine della Francia era un'ipotesi poco attraente. Mussolini scelse la terza opzione, e sbagliò il calcolo politico perchè Germania e Impero britannico non trovarono un compromesso, come lui e non solo lui credeva.

      2) E' un cretino al 100% chi sostiene che le ideologie economiche hayekiane e ordoliberali non c'entrano niente nella costituzione della UE e nelle sue politiche ispirate dall'egemonia tedesca, ed è un cretino al 100% chi sostiene che senza le suddette ideologie l'UE non sarebbe mai nata e qualora lo fosse sarebbe buona e cara, e gli 80 MLN di tedeschi politicamente uniti al centro dell'Europa si dedicherebbero al giardinaggio e alla filosofia.

      Sintesi: Nella comprensione delle dinamiche storiche reali, PRIMA vengono i dati geografici, politici e culturali permanenti, con gli interessi vitali e perenni degli Stati e delle nazioni che ne discendono, e DOPO vengono le ideologie e i regimi politici. E' più importante, cioè viene logicamente prima essere italiani che essere fascisti o antifascisti, è più importante cioè viene logicamente prima essere russi che essere comunisti o anticomunisti, è più importante cioè viene logicamente prima essere tedeschi che essere nazisti o antinazisti. Le strategie fondamentali di Italia, Russia, Germania, UK, USA, etc. sono sempre le stesse, anche se possono essere interpretate in mille modi diversi e all'interno di un quadro simbolico e ideologico molto diverso. Nell'interpretazione, giusta o sbagliata, delle strategie fondamentali entrano certamente in gioco, con % di importanza variabili, anche le ideologie e i regimi politici.

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    24. E da quanto precede, consegue la mia fissa che l'antifascismo ci fa tanto male. Non ci fa tanto male perchè ci farebbe bene in futuro, o ci abbia fatto bene in passato, il fascismo. L'antifascismo ci fa tanto male perchè:
      a) ha consentito alle classi dirigenti eredi del CLN di legittimarsi con la cantafavola che l'Italia NON fosse una nazione sconfitta, e che l'occupazione e la subordinazione a potenze straniere fossero una liberazione, il che era e resta una falsità totale, equipollente a dichiarare freddo e buio il sole. Nel quadro di Yalta, questa falsità totale è rimasta una semplice ipocrisia necessaria, e le classi dirigenti antifasciste NON credevano alla loro propaganda, anche se ne abbeveravano gli italiani; e, quale fazione più quale fazione meno, cercavano di ritagliarsi, a volte con successo, uno spazio realistico di autonomia per implementare la strategia fondamentale dell'Italia, che deve per forza rivolgersi al Mediterraneo e al Levante (esattamente come fece, in altri modi e con altri mezzi, il fascismo).
      b) Dopo il crollo del Muro di Berlino e quindi fuori dal quadro di Yalta, nelle classi dirigenti antifasciste italiane succedono due cose: 1) prende il sopravvento la fazione (Andreatta + Napolitano) che opera attivamente CONTROCORRENTE rispetto allastrategia fondamentale dell'Italia, cioè la orienta verso Nord e abbandona il Mediterraneo e il Levante 2) la classe dirigente antifascista comincia a credere alla sua propaganda, cioè comincia a credere di fare parte sul serio, per decreto divino,della schiera dei Vincitori della IIGM - "l'Occidente" - cosa totalmente priva di qualsivoglia fondamento nella realtà effettuale.
      3) come effetto di primaria importanza sulla mentalità diffusa e il senso comune (ometto gli altri che ci sono, e molto rilevanti) la menzogna fondatrice legittimante le classi dirigenti post CLN induce gli italiani a credere che le guerre e le politiche aggressive e imperialistiche le fanno solo i nazifascisti cattivi mentre gli antifascisti buoni le escludono dal loro orizzonte, vulgo incistano nelle teste degli italiani una visione del mondo e delle dinamiche storiche reali che con il mondo così com'era, com'è e come sarà è non c'entra assolutamente niente, in confronto la fede negli UFO è realismo puro. Poi ogni italiano questo totale equivoco, anzi: questa ridicola scemenza se la declina secondo le sue preferenze politiche e i suoi gusti intellettuali [sic], per esempio dicendo che gli USA sono fascisti, la UE è fascista, Saddam Hussein è fascista, Renzi è fascista, Fanfani è fascista (ricordo il geniale slogan di Lotta Continua, "Contro il Fanfascismo"), Berlusconi è fascista, Salvini è fascista, l'insopportabile suocera è fascista, tutti sono fascisti tranne i buoni antifascisti che fanno la raccolta differenziata e amano la Costituzione (antifascista).
      Nel frattempo il mondo (il mondo reale, nè fascista nè antifascista) va avanti per i cavoli suoi, e dall'ultima telefonata che mi ha fatto deduco che ha tutta l'intenzione di farci traslocare in periferia, noi Italia: oltre il Grande Raccordo Anulare. Si può vivere oltre il GRA? Certo che si può vivere. Chiedere ai borgatari come si vive, e molti vi risponderanno che ci si affeziona parecchio, alla borgata, anzi: che dopo un po' non ci si sente a proprio agio da nessun'altra parte. Faccio notare però che in borgata non si fa raccolta differenziata e che della Costituzione non gliene frega niente a nessuno.

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    25. @ Roberto Buffagni

      Scusi se La disturbo, mi interessano molto le Sue analisi:

      "Nel frattempo il mondo (il mondo reale, nè fascista nè antifascista) va avanti per i cavoli suoi, e dall'ultima telefonata che mi ha fatto deduco che ha tutta l'intenzione di farci traslocare in periferia, noi Italia"

      Si riferisce, come credo e temo, agli ultimi accadimenti in Siria?

      Grazie e scusi ancora per il disturbo.

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    26. Herr Buffagni, Lei pensa bene ma pensa troppo.
      Soprattutto mi permetto di farLe notare che usare la sua logica per ricostruire o interpretare la Storia non é corretto.
      La Storia non segue la sua (di Buffagni) logica, la Storia si compone di fatti che a volte Lei, mi scusi, sembra ignorare.

      "Il calcolo politico che doveva fare Mussolini o chiunque ci fosse stato al posto suo"

      Ma al posto di Mussolini non c'era "un altro" ed i calcoli di Mussolini vanno in direzione opposta alla sua tesi del "prima viene la geografia". Nel Fascismo PRIMA viene l'ideologia e POI tutto il resto: o si capisce questo snodo fondamentale oppure sono tutte opinioni personali senza una base.

      Lei parla di neutralità come se dal 1935 al 1939 non fosse successo assolutamente nulla. Le dice niente il "Patto d'Acciaio"???? Come fa a parlare di una possibile neutralità dopo la firma di un patto del genere? C'è stata l'Etiopia, la questione Renana, l'Anschluss, l'occupazione dell'Albania e quando Mussolini torna da Monaco (come è testimoniato da numerosi fonti) è estremamente irritato dal modo in cui viene accolto dagli italiani, che lo acclamano come il "Salvatore della Pace".
      E' irritato perché vuole la guerra e gli italiani no.
      Se Mussolini avesse voluto o potuto scegliere seguendo "la logica" non sarebbe stato Mussolini!!

      Tanto è vero che subito dopo l'inizio delle ostilità, è proprio lo stesso Mussolini ad elaborare il concetto di "guerra parallela" e non solo lo elabora in teoria ma lo mette pure in pratica e attacca la Grecia da solo.
      Logica? Assolutamente no. Se va a leggere le motivazioni dell'attacco alla Grecia si renderà conto che sono di tipo emotivo e non certo logico.
      Dice con Ciano: "Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Stavolta lo pago della stessa moneta: saprà dai giornali che ho occupato la Grecia. Così l'equilibrio sarà ristabilito...".

      Lei ci vede qualche calcolo geopolitico nel "faccio la guerra per dispetto"?

      Ed é talmente ILLOGICO che alla riunione dove si discute di come attaccare la Grecia (è disponibile il verbale) non ci sono né il capo della Marina né quello dell'aviazione (!!!)

      Scrive il Prof. McGgregor Knox:

      "This book tries to understand why the Italian armed forces and Fascist regime were so remarkably ineffectual at an activity "war" that was CENTRAL to their existence."
      (Hitler's Italian Allies, Royal Armed Forces, Fascist Regime, and
      the War of 1940/)

      Herr Buffagni, magari avessimo potuto seguire la sua amata logica: non saremmo entrati in guerra con dei biplani di legno e cartapesta (aka CR42).
      E se proprio ci tiene a sapere perché non ci entrammo da subito, la risposta è contenuta in due parole: "LISTA MOLIBDENO"

      Chinacat

      http://www.polyarchy.org/basta/documenti/grecia.1940.html

      Questo é il verbale della riunione del 15 ottobre 1940.
      Se Lei ci trova qualcosa di logico, Le offro birra & piadina.


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    27. Nessun disturbo, grazie a lei. No,mi riferisco al fatto che e in corso un importante rivolgimento dei rapporti di forza tra le potenze, nel mondo, con un equilibrio che finisce e un altro che ancora non nasce, e prima di nascere sarà preceduto da vicende complesse e imprevedibili. In questo casino mondiale, la UE, non essendo uno Stato ne potendolo divenire, ci sarà utile come una pietra al collo del nuotatore. Anche un eventuale ritorno alla.sovranità nazionale non basterebbe, perché dimensioni e peso politico dell Italia sono insufficienti per competere geopoliticamente, ma almeno il ritorno all indipendenza nazionale potrebbe essere il primo passo per l edificazione di un sistema di alleanze in grado di perseguire l interesse nazionale italiano. Penso ad esempio a una alleanza latina, che potrebbe in prospettiva tramutarsi in confederazione. Ma qui si va troppo lontano col pensiero.

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    28. @ Buffagni

      Sulla possibile neutralità.
      Questo é il testo di un messaggio scritto dal Mussolini ad Hitler il 25 agosto 1939 alle ore 17.30 (lo stesso giorno del patto Ribbentrop-Molotov)

      “nei nostri incontri la guerra ERA PREVISTA dopo il 1942 e a quell’epoca sarei stato pronto per terra, per mare e per aria secondo i piani concordati”.

      (Il testo completo si trova in“Hitler e Mussolini”, Rizzoli, 1946.
      Contiene la corrispondenza intercorsa fra Mussolini ed Hitler dal 25/8/1939 al 22/5/1943)

      Chinacat

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    29. Caro Chinacat,
      evidentemente non mi spiego, o mi spiego in un linguaggio che per lei resta straniero. Sono interessanti, i tanti aneddoti che lei mi cita sugli errori e peggio dei comandi italiani e di Mussolini nella IIGM, ma a parte il fatto che li conosco già, non c'entrano niente con quel che cerco di spiegarle.
      Quel che cerco di spiegarle è che la IIGM NON è stata causata dall'insorgere di nazismo e fascismo, ma da dinamiche più profonde, che avrebbero sicuramente portato a una guerra (certo diversa, forse meno cruenta e atroce, chissà) anche se nazismo e fascismo non fossero mai nati.
      La ragione principale della IIGM è che dopo la I, le potenze vincitrici stabilirono due cose: 1) il Reich tedesco con i suoi allora 60 MLN di abitanti restava politicamente unito 2) il Reich tedesco veniva punito con un debito di guerra impossibile da pagare che garantiva due conseguenze: a) risentimento feroce dei tedeschi b) delegittimazione della classe dirigente tedesca incaricata di fargli pagare il suddetto debito, quindi destabilizzazione politica preventiva.
      Ci sono tante possibili interpretazioni del perchè le potenze vincitrici abbiano scelto di concludere così la pace, da quelle che ascrivono il Trattato di Versailles al dolo (l'anglosfera che mette in cantiere una nuova guerra per dividere l'Europa) a quelle che lo ascrivono alla miopia politica tipica delle democrazie (dare soddisfazione agli elettori per esempio francesi ma non solo).
      Sintesi: NON è vero che se in Germania non fosse nato il nazismo tutto sarebbe andato bene e avremmo assistito a un anticipo dei Trenta Gloriosi, con welfare a gogò, pacifismo universale, Alle Menschen werden Bruder, etc.
      L'Italia, fascista o no, questa situazione NON la provoca e NON ne è responsabile, non perchè sia buona, ma perchè essendo una media potenza non è in grado di determinarla ma la subisce, tant'è vero che alle trattative di Versailles deve fare la bella statuina, il che certo non aiuta la stabilità del governo liberale e aiuta invece l'insorgere del movimento fascista.
      L'Italia vi reagisce, cercando di fare la sua tradizionale politica di "ago della bilancia" tra le potenze maggiori, Impero britannico Francia e Germania, esattamente come fece nella IGM (è per lo stesso motivo che anche allora vi entrò un anno dopo lo scoppio delle ostilità). La classe dirigente italiana dell'epoca, sia la fascista sia la monarchica, era divisa e continuò a essere divisa sulle scelte possibili, che erano quelle elencate sopra, e lo fu sino all'ultimo. La neutralità, travestita da "non belligeranza", fu la prima scelta del governo italiano, e NON per la "Lista del Molibdeno". La lista del molibdeno, cioè la lista "da ammazzare un toro" secondo le parole di Ciano, allora Ministro degli Esteri, che il governo italiano presentò a Hitler come condizione per entrare in guerra al suo fianco, fu un pretesto per prendere tempo, proprio perchè la decisione era tutt'altro che presa e tutt'altro che facile.
      Vinse la scelta di entrare in guerra con la Germania, di quella scelta ebbe la maggiore responsabilità Mussolini, e certo nel far pendere la bilancia in quella direzione ebbero il suo peso l'assenza di pluralismo politico e la retorica bellicista del fascismo.
      E se con questo non ci siamo capiti, io francamente temo che non ci capiremo mai.

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    30. Sa perché non ci capiamo? Per questo motivo:

      "Quel che cerco di spiegarle è che la IIGM NON è stata causata dall'insorgere di nazismo e fascismo, ma da dinamiche più profonde, che avrebbero sicuramente portato a una guerra (certo diversa, forse meno cruenta e atroce, chissà) anche se nazismo e fascismo non fossero mai nati."

      Lei parte dal presupposto di analizzare la situazione mettendo il SE all'inizio.
      Io il SE lo metto alla fine e nemmeno sempre.
      Questo avviene non perché io sia particolarmente strampalato ma perché é il metodo che ho imparato ad utilizzare dagli storici di professione.

      Non si può analizzare la politica estera dal 1922 in poi senza tenere conto dell'ideologia del Regime Fascista, come se l'Italia fosse una democrazia qualsiasi. Idem per la Germania.

      "proprio perchè la decisione era tutt'altro che presa e tutt'altro che facile."
      Ho messo il messaggio di Mussolini proprio per sottlineare il fatto che la decisione era già stata presa e anche molto tempo prima.
      Poi, se per Lei quel che dice un documento storico é irrilevante, non so cosa farci.
      Se tiene conto del Trattato di Versailles, tenga conto anche di questo.

      Chinacat

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    31. Guardi che io NON sto analizzando la IIGM. Questa non è una rivista di storia, e non stiamo facendo un dibattito storico, che ha tutt'altri requisiti. Qui stiamo facendo un dibattito ideologico e politico sull'oggi e il domani, su che cosa è la UE e il globalismo, come combatterli e perchè, etc. Il dato storico sulla IIGM rilevante a questi fini sarebbe chiaro come il sole e non ci sarebbe nessun bisogno di dibatterne: Mussolini, duce del Fascismo, ha deciso l'entrata in guerra a fianco della Germania, ha grattato il biglietto sbagliato, per giunta ha condotto molto male la guerra, abbiamo perso, siamo stati occupati dalle potenze vincitrici che sono ancora qui, e stop, parliamo d'altro.
      Io continuo a dibattere sulla questione fascismo/antifascismo per l'unica ragione che per lei, e purtroppo non solo per lei ma per tantissimi italiani compresi molti di coloro che come me individuano la UE e il globalismo come nemici politici, questa faccenda conta molto; e secondo il mio avviso conta molto per i motivi SBAGLIATI, cioè li aiuta a NON capire le poste in gioco e la natura del comune nemico politico. Altrimenti, a me del fascismo e dell'antifascismo importerebbe come mi importa di Marsilio Ficino e di Bonifacio VIII, cioè sarei vivamente interessato ma su un piano puramente storico e culturale, senza immediati riflessi sull'oggi e sul domani.
      Quando invece lei, Alberto Bagnai, Luciano Barra Caracciolo e infiniti altri uomini intelligenti e preparati, che stimo e che si situano nel mio campo politico, dicono che la UE è fascista, che le politiche tedesche sono naziste, che chi non giura sulla Costituzione repubblicana è fascista/nazista, che è fascista/nazista il neoliberismo, l'ordoliberismo, etc., e non lo dicono solo per fare propaganda ma ci credono sul serio, e ci credono sul serio perchè ragionano in conformità alla visione del mondo "antifascista"; siccome io penso, come ho cercato di spiegare alcune migliaia di volte qui e altrove, che questo sia un errore grosso come un grattacielo, che impedisca di capire sul serio con chi abbiamo a che fare, che manifesti una rovinosa subalternità culturale all'avversario politico del quale così si accettano a scatola chiusa il linguaggio e i riferimenti politici e culturali, e che insomma dia un prezioso contributo a farci perdere quando siamo già, per altre ragioni, molto più deboli, allora intervengo, faccio la storiografia controfattuale, i bignami geopolitici, le digressioni metafisiche, i salti mortali, il giro col piattino e la scimmietta, etc.: insomma, le provo quasi tutte per farmi capire, ma non ci riesco per una di queste tre ragioni a) non sono capace io di spiegare b) non siete capaci voi di capire c) un misto di a e b. Su questo tema fascismo/antifascismo, dell'antifascismo come eterna palla al piede incapacitante della cultura politica italiana, è capitata la stessa identica cosa a una persona molto più brava e preparata di me, il compianto amico Costanzo Preve, che era anche più insospettabile di filofascismo perchè comunista e io invece nazionalista (lui si beccò del rossobruno, io mi becco direttamente del fascista) , e quindi cosa vuole che le dica? Mi rassegno, a malincuore ma mi rassegno.

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    32. Aggiungo che uno dei principali motivi per i quali gli anglosassoni vincono da alcuni secoli è che all'interno della loro èlite dirigente c'è un nucleo che si rinnova per cooptazione da una generazione all'altra,il quale ha saputo determinare gli interessi permanenti e vitali della sola Gran Bretagna prima, dell'anglosfera poi, li persegue al di là e al di sopra degli interessi contrapposti di partito e di ideologia, e non si lascia rimbambire dalla sua propaganda (che d'altronde fa con molta abilità, come dimostra anche il caso in esame: l'antifascismo). Ora, io non pretendo che dall'oggi al domani diventiamo tutti bravi e scafati come Sir Francis Walsingham, però un pochino di attenzione sistematica alle priorità e un pochino di realismo non guasterebbero.

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    33. Consiglio di lettura. Una persona che ha un'idea realistica delle priorità è Pierluigi Fagan. Chi ne ha voglia legge questo breve saggio, che nell'insieme condivido e che sarebbe un'ottima base per la discussione.

      https://pierluigifagan.wordpress.com/2017/02/13/geopolitica-delleuropa/

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    34. Ma guardi, Herr Buffagni, che io non penso affatto che la UE sia "fascista" o che la Merkel canticchi sottovoce l'Horst Wessel Lied.
      Però va fatta una precisazione.
      Gli storici del fascismo sono giunti ad una sorta di compromesso e che personalmente trovo corretto, questo:

      "Generally the lowercase “fascism” refers to a class of movements or regimes. The term “Fascism,” capitalized, refers to Mussolini’s political movement and regime." (Prof. A.J. Gregor)

      Ora, il Fascimo é morto e defunto e riposi in pace. Quel che resta, a mio avviso, é la sua modernità ed è questa la mia "paura":

      "Ritengo che il fascismo, nei caratteri che gli furono propri ed essenziali, come formula di una modernità totalitaria, sia un fenomeno del passato, perché appartiene ad una situazione storica definitivamente superata. Ciò non significa tuttavia che la modernità razionalista e liberale possa ormai celebrare la sua definitiva vittoria. La storia del Ventesimo secolo porta a riconoscere realisticamente che irrazionalità e modernità, autoritarismo e modernità, non sono affatto incompatibili ma possono anche convivere, e possono sempre produrre, in forme inedite, nuovi rischi per la democrazia liberale." (Emilio Gentile)

      Cosa c'é di più irrazionale dell'euro? E cosa c'é di più autoritario nell'imporlo a manganellate ai greci ed agli italiani?
      E' Fascismo? No. E' fascismo? No.
      E' qualcosa di nuovo e che potrebbe rivelarsi anche peggio del Fascismo; non tutti quelli che usano il manganello sono fascisti ma il fatto stesso di usare un manganello per imporre la propria idea li pone in una categoria ben precisa.

      Chinacat

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    35. Guardi che l'euro NON è irrazionale. E' irrazionale solo se lo si considera nei termini della scienza economica e se si dà per scontato che il fine da tutti condiviso e perseguito sia un maggiore benessere per tutti, welfare il più possibile inclusivo, etc. E' razionalissimo se lo si considera per quel che è, cioè uno strumento politico, che prima fu adottato per includere la Germania riunita, poi fu usato dalla Germania a fini egemonici. Nè la UE o l'euro sono stati imposti autoritariamente "a manganellate" a nessuno, dove li vede i manganelli? Sono stati adottati da governi legali e tutti democratici e liberali.
      E' la "modernità razionalista e liberale" di Emilio Gentile che fa queste cose, non l'irrazionalismo o l'autoritarismo o il medioevo. Se non è "moderna e razionalista" l'Unione europea, niente lo è. E' poi anche un ferro di legno e un errore politico di portata storica, proprio perchè in base alla sopravvalutazione enorme del fattore economico sugli altri fattori (politico, militare, culturale, religioso), tipica del liberalismo e del marxismo, che tutto sono tranne antimoderni e irrazionalisti o antilluministi, pretende di mettere insieme con strumenti anzitutto economici qualcosa che NON può stare insieme in modo plausibile e vitale, cioè troppi Stati e nazioni europei, quando invece di Europe geografiche,politiche e culturali ce ne sono almeno quattro o cinque, sebbene ci sia o ci fosse una civiltà europea comune (c'era senz'altro finchè fu vitale l'eredità greco-romana e il cristianesimo, adesso non so cosa ne sia rimasto).
      Questa cavolata storica dell'Unione Europea NON è autoritaria, NON è fascista, NON è antimoderna e NON è irrazionale nel senso che dà Gentile alla parola, vale a dire legittimata da ideologie antilluministe tipo Blut un Boden o religione o mito o via fascisteggiando o medievaleggiando. Si legittima anzi su cose tutte modernissime e razionalissime e illuministissime, quali l'individualismo, l'universalismo, il liberalismo, lo scientismo, etc. E' irrazionale solo nel senso che non funziona e non può funzionare: in questo senso sì che è irrazionale, è irrazionale nel senso che non è una risposta giusta alla sfida che la storia pone all'Europa.

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    36. "E' irrazionale solo se lo si considera nei termini della scienza economica"

      E la pare poco? A me pare tantissimo.
      Se gli astronomi da domattina iniziano ad usare il microscopio al posto del telescopio, prima ancora di pensare a quale possa essere un eventuale utilizzo "razionale", pensa che sono diventati tutti scemi. Ma questi non sono affatto scemi.

      E poi:

      "E' irrazionale solo nel senso che non funziona e non può funzionare"

      E le pare razionale utilizzare qualcosa che sa già che non funziona e non può funzionare? Che sia "razionale" in termini politici lo capisco ma essendo, come fa notare, assolutamente irrazionale alla base, é evidente che il "razionale politico" NON E' quello che è stato raccontato.
      Se usi un grimaldello per aprire una macchina, non sei irrazionale: sei un ladro.

      Quanto ai manganelli, ce ne sono di diversi tipi: quelli mediatici, quelli sociali, quelli legislativi e quelli che hanno visto i greci e gli italiani.
      Sono tutti perfettamente visibili.
      Delle due mi domando come faccia a non vederli. Non penso di essere l'unico ad aver visto Monti in televisione che esalta il grande successo dell'euro in Grecia.
      Se fosse legittimato su basi moderne e razionali non avrebbero bisogno di mentire 36 ore al giorno perché sarebbe accettato tranquillamente.
      Lo sfascio totale del tessuto sociale ed economico di questa nazione é sotto gli occhi di tutti e solo delle spiegazioni assolutamente irrazionali possono negarlo.
      La parola per definire questa situazione l'ha usata lei: mito.
      Ecco l'antimodernismo: siamo tornati al mito, gli Stati Uniti d'Europa ed il suo meraviglioso Euro. Si legittima sul MITO perché, come ha fatto notare Lei, non funziona e non può funzionare.
      Ma se devo convincere milioni di italiani (o spagnoli) che invece funziona benissimo, cosa faccio? Creo il MITO, con tanto di bandiera, inno e tamburini.
      Se non crede a me, osservi come vengono trattati i soggetti che sono contrari a questo progetto su basi razionali. Le reazioni sono assolutamente irrazionali: diventi eretico, xenofobo, nazionalfascista, antimoderno e se poi passiamo alle argomentazioni più tecniche, c'è più razionalità nello sventrare un pollo per discernere il futuro che ascoltare certi accademici.
      Ma è appunto un mito. Il che mi va venire in mente Sorel. E un tizio di Predappio che amava leggere Sorel.
      Meglio che torno a leggere Guibert sennò la faccio incazzare ancora :)

      Chinacat



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    37. @ Buffagni

      Una battuta (si fa per dire) sulla modernità la debbo fare.
      Leggo un intervista con un ministro dell'economia (credo fosse Padoa-Schioppa) e discutendo sulle misure di austerità ne viene fuori che si dovrebbe consumare di meno (la famosa domanda interna distrutta da Monti) e produrre di più, per incoraggiare le esportazioni.
      Probabilmente avrà sentito fare questo discorso, anche se con forme diverse (la durezza del vivere, la "buona austerità").

      Quel che non sapevo é che la formula attuale del "produrre di più, consumare di meno" non è poi così attuale e moderna.

      "Nell'atmosfera dal 1919-1920, la SUA formula del non apriva all'Italia nessuna prospettiva"
      (A. Tasca, Nascita e avvento del fascismo, vol. 1, pag 100)

      Quel SUA si riferisce a Francesco Saverio Nitti, presidente del consiglio. Stesso slogan del 1919, stessi risultati del 1919.
      Dove lo vede Lei, Herr Buffagni, tutto questo essere moderni, non lo so; forse Lei ha una De Lorean in garage.

      Chinacat

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    38. Errata corrige

      "la SUA formula del 'produrre più, consumare meno', non apriva all'Italia nessuna prospettiva"

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    39. Caro Chinacat,
      usiamo due vocabolari diversi. Per esempio:
      "Mito" non significa "bugia" o "propaganda", sennò si fondano sul "mito" tutti i regimi politici, che tutti mentono e tutti usano la propaganda. "Mito" è ad esempio il mito politico nazista, con la razza ariana, lo Herrenvolk et similia. Non è corretto chiamare mito neanche l'utopia comunista, che per quanto irrealizzabile e irrealizzata, per quanto bugiardissima e produttrice di infinita propaganda si legittima con una filosofia della storia quanto mai moderna, razionale e illuminista.
      Tra i manganelli che bastonano gli elettori e li tengono fuori dalle urne elettorali e i "manganelli mediatici" che li inducono a votare come vuole il governo c'è una differenza, che i primi fanno venire i lividi, i secondi sono una metafora, i primi si possono usare in un regime autoritario, i secondi in tutti i regimi compresi i democratico-liberali. Poi i secondi oggi si rivelano più efficaci dei primi, ma questo è un altro discorso.
      "Antimoderno" vuole dire "contrario alla modernità illuminista", quindi anche alla democrazia, all'individualismo liberale, al libero mercato, alla separazione di Stato e Chiesa, etc., non "malfunzionante". Era antimoderna la Guardia di Ferro rumena, non la Unione Europea, anche se malfunzionanti cioè politicamente non vitali entrambe.
      Legittimare "su basi moderne e razionali" non significa "dire la verità e operare per il bene comune", vuole dire legittimare in base all'ideologia illuminista e liberale + lo scientismo, cioè, in questo campo, alla persuasione che i tecnici la sanno sempre più lunga e che c'è una soluzione tecnica per tutto, vita compresa (il che naturalmente non è vero).
      Per concludere, "io tutto questo essere moderni lo vedo" appena apro la finestra o leggo i giornali, perchè nel mio vocabolario "moderno e razionale" non significa "giusto, vero e buono", significa solo, in campo politico, "democrazia parlamentare liberale", che a volte può essere una buona idea, a volte no.

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    40. No, no, io il termine "mito" lo uso proprio con la sua valenza soreliana.
      Tra il "mito" nazista del Lebensraum ed il "mito" degli Stati Uniti d'Europa, passando per il "mito" della dittatura del proletariato, non ci vedo nessuna differenza.
      Il "mito" è come una bottiglia alla quale cambi l'etichetta. Può avere basi più o meno razionali ma sempre "mito" per le masse rimane.

      Personalmente ritengo più pericolosi i manganelli mediatici che quelli reali però mi permetto di farLe notare una cosa.

      "i secondi in tutti i regimi compresi i democratico-liberali."
      Molto vero.
      Però, se sfoglia i quotidiani italiani dal 1919 al 1922, noterà una notevole pluralità di opinioni. Salvatorelli su La Stampa è decisamente antifascista, il Corriere della Sera ondivago ma nemmeno troppo schierato, l'Avanti che é socialista scrive quel che scrive, e via di seguito. Tutti, indistintamente, scrivono dello squadrismo nascente: chi lo giudica bene e chi male, chi utile e chi invece lo trova deleterio.
      Come sa, dal 1925 in poi scrivono tutti la stessa. Sembrano fatti a fotocopia. La Fabbrica del Consenso di cui tratta P. Cannistraro.

      Dal 2001 in poi, con una impennata spaventosa dal 2011, tutti i più autorevoli quotidiani italiani scrivono la stessa identica cosa. Il più autorevole (bleah!) quotidiano italiano pubblica in prima pagina i dati FALSI sulla disoccupazione.
      Illustri accademici sul Sole24ore scrivono cifre sul tasso di inflazione che variano dal 10% al 278.000 al quadrato, a seconda dell'accademico di turno. Il salario reale degli italiani sembra Wile E. Coyote ma un tizio dalle pagine della Repubblica ci spiega che dobbiamo riabituarci alla "durezza del vivere".
      Uno dice: vabbè, mi "butto" a sinistra. Per trovare i redattori de l'Unità o del Manifesto che fanno la ola all'euro.
      Il Manifesto arriva a pubblicare l'analisi economica dell'Unione delle Banche Svizzere (pare che anche la salma di Lenin si sia incazzata).
      Ovvio che vengano in mente Goebbels ed il Minculpop ma ok, lasciamoli fuori.

      Questo assurdo per quanto affascinante fenomeno, come ce lo spieghiamo? Se in un sistema democratico-liberale il principale quotidiano può tranquillamente mentire in prima pagina senza nessuna reazione (e questa mancanza di reazione la trovo di fondamentale importanza), fino a che punto posso continuare a chiamarlo "democratico-liberale"? Se non posso aprire un asilo o assumere degli insegnanti perché un tizio non eletto da nessuno, con un tratto di penna mi dice "Nein, das ist Verboten", posso davvero continuare a pensare di vivere in una società democratica?
      Forse l'etichetta dice "democrazia" ma il contenuto della bottiglia ha uno sapore molto diverso.

      Chinacat

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    41. @ Buffagni

      Ho letto il testo di Fagan (che ha sicuramente letto "Il secolo breve"). Sulla "diagnosi", fino ad un certo punto, posso essere d'accordo. A volte la stiracchia per farla combaciare alla "cura".
      E la cura sarebbe:
      "lo Stato latino-mediterraneo (Stato, non Unione)"

      C'è da rifletterci.

      Chinacat

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    42. Fagan dice Stato e non Unione perché gli Stati sono strumenti funzionali della potenza,le Unioni tipo la UE no. Poi ci sarebbero certo vari passaggi verso l integrazione, dall alleanza alla Confederazione alla Federazione, come avvenne per la Svizzera, che continua a chiamarsi Confederazione ma oggi è uno Stato federale. Quel che conta, oltre naturalmente alla volontà politica, e la omogeneità degli interessi permanenti e della cultura, quel che NON c'è nella attuale UE. Non è un progetto facile, ma è un progetto sensato perché risponde a una sfida reale in modo realistico.

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    43. Quindi l'idea, se ho capito bene, è quella di uno "Stato Federale" ma su base "latino-mediterranea", superando il concetto di "stato nazionale" in quanto quest'ultimo non è più in grado di rispondere in maniera concreta e realitica a problemi concreti e reali.

      Domanda: siamo sicuri che lo "stato nazionale" non possa funzionare lo stesso? Siamo sicuri che sia un problema di "dimensioni"? Qui ho dei dubbi perché nell'analisi di Fagan questo è un punto cruciale.

      "Sfugge che lo Stato-nazione europeo è un sistema figlio della geostoria e data al XV-XIX secolo, quando il mondo era abitato da 500 – 1300 mila esseri umani" e quindi ne deduce che "le dinamiche più importanti, verranno determinate dalla megafauna intendendo con ciò, gli stati che hanno più potenza" cioé Russia, USA, Cina, India.

      Già ci sarebbe da discutere sul concetto della "volontà di potenza" ma soprattutto c'è un elemento che Fagan non tiene minimamente in considerazione: la QUALITA' DELLA VITA.
      Con tutti i suoi limiti ed errori, la "macedonia degli staterelli" europei è riuscita ad instaturare un equilibro tale da far si che quanto più piccolo è uno stato, meglio si vive.
      Non è ovviamente una regola generale ma dire che dobbiamo diventare "potenti" perché c'è l'India... ha mai visto Fagan la qualità di vita in India? E nei potenti USA, c'è mai stato? La Cina sarà anche grande e potente ma come la mettiamo con la qualità della vita?

      Non mi sembra un dettaglio la qualità della vita dei cittadini, anzi, forse dovrebbe essere la priorità numero uno. E questa qualità non la garantiscono né le dimensioni né le ricchezze naturali. Il Messico è grande e ricco di tutto ma se le faccio vedere COME vive la maggior parte delle persone, Lei scappa di corsa.

      Quindi dimensioni e potenza come "unità di misura" mi lasciano moooolto perplesso.
      Se posso permettermi un parallelo militare, questa (quella di Fagan) è una teoria "clausewitziana": la massa, la potenza, le dimensioni dell'esercito.
      E io detesto Von Clauserewitz :)

      Chinacat

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    44. Premesso che l'idea di Fagan non è ancora una proposta vera e propria ma solo un'idea, e che se ne possono avanzare altre, le dimensioni contano sì, anche se non bastano; poi, certo, bisogna saperle usare (non è una battutaccia). Aggiungo che Fagan ha lavorato in giro per il mondo, e sicuramente ha visto come si vive nei grandi paesi da lei nominati.
      Le dimensioni contano perché sono la base per lo sviluppo delle risorse, concentrando e impiegando le quali nel conflitto tra potenze si può prendere l'iniziativa invece di reagire o subire soltanto l’iniziativa altrui, consolidare la propria indipendenza, estendere la propria influenza, garantire e accrescere la propria ricchezza, coltivare la propria cultura e creatività. La redistribuzione delle ricchezze e dei poteri all'interno dipende da molti fattori, come anche il tipo di legittimazione politica (democratica, autoritaria, etc.) e l'ideologia dominante. "Risorse" sono le geografiche, demografiche, economiche, politiche, militari, culturali. Dimensioni troppo piccole rispetto agli attori in campo implicano che prima o poi si diventa Stati-clienti o Stati-colonie delle potenze maggiori, quando non si venga semplicemente assorbiti da qualcuno, perché gli altri non se ne stanno buoni buoni ad aspettare che tu ti organizzi, ma colgono la palla al balzo e ti investono quando sei più debole.
      C'è una buona qualità della vita, negli Stati-clienti o negli Stati-colonie? Be', dipende parecchio da chi è il padrone (meglio i Romani dei Mongoli) ma tanto bene non si sta mai, perché il padrone che pensa anzitutto al benessere del sottoposto non si è mai visto, sinora.
      Inoltre, una regolarità storica è che negli Stati-clienti e negli Stati-colonia cultura e creatività si inaridiscono (i casi della Grecia antica e dell'Italia post crisi del Cinquecento sono esemplari). Se va molto bene, cioè se il padrone è Roma e il cliente è la Grecia, la cultura del cliente viene assorbita nella cultura del padrone, o addirittura la innerva e la rimodella come espresso nella celebre formula “Graecia capta ferum victorem cepit”, e gli esponenti principali di quella cultura si spostano anche geograficamente verso il centro. Capitò la stessa cosa con la cultura italiana, allora egemone, a partire da fine Cinquecento: assorbimento da parte dei padroni spagnolo, francese, imperiale, centri politici dove per secoli la lingua e la cultura italiana continuarono a vivere pur trapiantandosi. Per esempio, Mercurino Arborio da Gattinara fu Gran Cancelliere di Carlo V, Giulio Mazzarino il successore di Richelieu, Pietro Metastasio, poeta di corte a Vienna, mai sentì il bisogno di imparare altra lingua oltre la nostra, etc. Da questa regolarità storica si possono forse ricavare due considerazioni: uno, che per svilupparsi, cultura e creatività hanno bisogno di essere sfidate da compiti storici difficili, che una comunità-cliente o colonia non ha più perché le decisioni vitali sono prese altrove; due, che anche la cultura e la creatività hanno bisogno di risorse, anzitutto umane, e le risorse tendono ad affluire, anche spontaneamente, verso il centro politico: come avviene per esempio oggi in Italia con la “fuga dei cervelli”. Si tenga presente che la cultura italiana non è più egemone da lungo tempo, e che dunque le sue prospettive future non sono più quelle dell’Italia dopo la crisi del Cinquecento.
      [segue]

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    45. [segue dal post precedente]

      Il difetto essenziale della UE non è, a mio avviso, l'idea di farne uno Stato federale, è che si tratta di un'idea irrealizzabile (ho esposto qui le ragioni principali di questa irrealizzabilità: http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.it/2016/12/la-politicaitaliana-secondo-shakespeare.html).
      Sono state avanzate molte altre proposte sul tema, per esempio quella, molto articolata, di Henri de Grossouvre, di un asse Parigi-Berlino-Mosca (https://www.amazon.fr/Paris-Berlin-Moscou-voie-lind%C3%A9pendance-Henri-Grossouvre/dp/2825116777). Quando il gen. De Gaulle parlava di "Europa delle patrie" pensava certamente di conservare l'identità nazionale anzitutto francese, ma anche che "la Germania sarà il cavallo, la Francia il fantino". Insomma: modo di sfuggire al conflitto per la potenza non c'è, e nel conflitto per la potenza le dimensioni contano.
      L'idea di Fagan di uno "Stato latino", che è, ripeto, solo un'idea, che può diventare una proposta solo dopo uno studio e un dibattito serio, e che per superare l'oceano tra il dire e il fare ha bisogno di circostanze del tutto imprevedibili oggi, è sensata soprattutto per una ragione: che non sopravvaluta l'importanza dell'economico, come invece fa la UE, e non sottovaluta l'importanza (enorme) della cultura e della lingua, cioè dell'omogeneità, che è importante sempre ma è decisiva qualora la legittimazione politica della nuova unità statale voglia essere democratica (la democrazia non funziona in unità politiche molto disomogenee, e anzi rappresenta un pericolo grave perchè il conflitto politico e sociale interno tende a disegnarsi lungo linee etniche, religiose, linguistiche, culturali, etc., cioè a preparare la guerra civile, v. Africa o Libano).
      In una Unione Latina, per esempio, sarebbe possibile giungere all' adozione di una lingua comune senza metterci tre secoli e senza uccidere le lingue nazionali, resuscitando il latino sull'esempio di Israele e dell'Irlanda che hanno resuscitato, con buon successo, l'ebraico e il celtico; l'operazione sarebbe più facile e naturale perchè il latino è la lingua da cui originano tutte le lingue romanze, il suo apprendimento scolastico e uso almeno nell'ufficialità non danneggerebbe l'apprendimento e l'uso delle lingue nazionali (anzi, anzi)e ricongiungerebbe l'unità politica nuova con una tradizione culturale di valore mondiale immenso.
      Questa è, per ora, fantascienza. Però il problema della potenza sufficiente per agire di propria iniziativa resta, ed è anzi essenziale: è IL problema dell'Europa, come fu Il problema della Grecia e dell'Italia nel lontano passato. Speriamo di risolvere meglio la difficile equazione, stavolta.

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    46. Carissimi, scusate se mi intrometto: ho letto il post di Fagan, che ho trovato molto interessante e ricco di spunti ma al quale mi sembrano mancare un paio di elementi nell'analisi che secondo me sono fondamentali - con la ovvia premessa che non mi diletto particolarmente né di geopolitica né di economia né di strategia militare per cui… potrei dire anche colossali minchiate (oltre al fatto che Fagan ne potrebbe averne parlato da altre parti).
      I due elementi sarebbero:

      1. Rivoluzione degli strumenti del comunicare
      2. Esistenza delle multinazionali


      1. come osservò Alesina nel suo famoso articolo degli anni '90 sulla moneta comune (quando era ancora dubbioso, diciamo così), la tendenza degli stati dal dopoguerra in poi sembrava tendere alla frammentazione, non all'accorpamento in organizzazioni statuali più grandi: mi pare che all'epoca dell'articolo, Alesina parlasse di un numero di stati che era passato da 90 a 160, o qualcosa del genere, non ho l'articolo sotto mano, in ogni caso dubito che la dinamica si sia invertita.

      Questa tendenza molto probabilmente va collegata alla contestuale trasformazione dei mezzi di comunicazione che dalla televisione in poi hanno iniziato a far passare le informazioni a una velocità sempre maggiore - mutando le coordinate spaziali e temporali tanto del 'presente' (nella vita quotidiana, lavorativa e politica) che della 'memoria' (il sapere che passa da una generazione all'altra, in una parola 'la tradizione').
      Come dire, la forma statuale si trasformerebbe in funzione della velocità, e del costo, dell'informazione.
      Non si sottolinea mai abbastanza, per esempio, il ruolo cruciale svolto dalla 'stampa a caratteri mobili' dalla fine del '400 nella grande rivoluzione europea dei secoli successivi, e quindi nella formazione dei moderni Stati nazionali, i cui confini proprio un'informazione che adesso invece si diffonde alla velocità della luce, nello stesso istante e ovunque, ha contribuito a minare - un esempio su tutti la libertà di movimento dei capitali, i quali altri non sono che scrittura elettronica.

      Come nota giustamente Chinacat il succo dell'argomentazione di Fagan mi pare sia pur sempre "la dimensione", ovvero stringi stringi la teoria del grande pennello: a grandi stati, per estensione geografica e popolazione, bisogna rispondere, i.e. adeguarsi per sopravvivere decentemente, con strutture politiche altrettanto estese. Quanto importante sia la dimensione lo spiega molto bene da par suo Roberto. Può darsi che l' "estensione" sia ancora un fattore dirimente a livello economico e militare, ma non credo che si debba sottovalutare la presenza di una forza centrifuga (stati più piccoli) che a me sembra molto, molto forte, nell'aspetto forse più importante dell'uomo, il linguaggio e la comunicazione (per usare un termine che aborro).

      [continua]

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    47. [segue]

      2. Fagan, se non erro, ragiona sempre in termini di potere statuale, come se le decisioni ultime fossero pubbliche e la lotta di potenza fosse SOLO tra stati. Ma, di nuovo, la tendenza dell'ultimo quarto di secolo mi sembra indicare qualcosa di diverso: 'sta famosa globalizzazione, che si può riassumere come il mastodontico trasferimento della produzione (industriale) dal primo al terzo mondo, mi sembra che sia stata decisa altrove, in ambito assolutamente privato, e che gli Stati, nel senso di parlamenti e governi nazionali si sono adeguati dandole una forma giuridica e politica a posteriori. Tanto è vero che nell'apologetica dei mass-media questo stravolgimento a livello planetario è presentato sempre come un fenomeno naturale e inevitabile, quindi sottratto a un dibattito pubblico.

      Voglio dire, la lotta di potenza è ANCHE tra soggetti privati e statuali, o meglio tra società trans-nazionali, il cui interesse e profitto è di carattere planetario, e governi e parlamenti che dovrebbero rappresentare i rispettivi popoli, radicati, e non lo fanno - perché i rappresentanti politici sono catturati e cooptati delle prime. Non è il Vietnam, tanto per dire un nome a caso, che ha sviluppato una propria industria tessile, è la grande multinazionale (e non uno Stato) che ha deciso fosse più conveniente andare a produrre là.

      Questi due aspetti li ho trovati riuniti in un libro pubblicato negli anni '70 che ho scoperto per caso e che consiglio sempre a tutti, "Multinazionali e comunicazioni di massa" di A. Mattelart, dalla cui analisi - basata quasi esclusivamente sulla comunicazione pubblica delle grandi multinazionali tra gli anni '50 e '70, si potrebbe dedurre che:

      - la svolta cd neo-liberale a partire da metà degli anni '70 è solo il punto finale di un lavorìo sottotraccia portato avanti fin dal dopoguerra
      - che ab origine la rivoluzione elettronica applicata alla comunicazione è stata pensata in termini di controllo delle menti e dei corpi (quindi in funzione di 'sicurezza' da un lato, e di pedagogia dall'altro).
      - che i soggetti privati che parlavano a nome delle società (quindi il livello manageriale, neanche quello proprietario) avevano ben chiaro, chiarissimo, quali fossero i termini in gioco - proprio su questo sito, a conferma, ho scoperto l'incredibile intervista di Cefis sul ruolo che le multinazionali avrebbero avuto nel futuro prossimo, cioè oggi.
      - in definitiva che i 'trenta gloriosi' non sembrano essere stato altro che una breve parentesi tra due fasi altrettanto feroci della globalizzazione.

      Non so, da questo punto di vista la presunta Unione latina mi sembra la versione ridotta di una UE che ha già dimostrato di essere del tutto permeabile all'attività di lobbying - che sarebbe anche una descrizione gentile e benevola di quello che sta succedendo in Europa - fatta a uso e consumo di un potere privato, diffuso anonimo e irresponsabile agli occhi del cittadino, che usa quello pubblico solo come arma di irregimentazione.

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    48. @ mikez73

      Premetto che non sono esegeta di Fagan, che rispondo dicendo quel che penso io e non quel che pensa lui, e che ho invitato a leggerlo perchè di lui condivido, più delle proposte, il modo di impostare il nostro problema, cioè il problema del futuro dell'Italia e dell'Europa. Trovo essenziale porsi anzitutto le domande giuste; sulle risposte si dibatte, e le circostanze si incaricano di chiarire, almeno fino a un certo punto, quali soluzioni sono praticabili e quali no; l'importante è non dibattere a vuoto, e se si imposta male il problema si dibatte a vuoto.

      1) Stato. Sul ruolo centrale dello Stato nella lotta per la potenza condivido il giudizio di Fagan (che per la verità coincide con quello di tutti gli studiosi di geopoliticaa me noti), e cioè che lo Stato è lo strumento più efficace e insostituibile nella lotta per la potenza. In questo suo aspetto di strumento per il conflitto politico, le funzioni chiave dello Stato sono quelle che i francesi chiamano "régaliennes": garantire la sicurezza esterna con la diplomazia e la difesa del territorio; garantire la sicurezza interna con le forze di polizia; definire e amministrare il diritto; detenere la sovranità monetaria; levare le imposte. Il resto (per esempio la redistribuzione della ricchezza, il welfare, la sanità e l'istruzione pubblica) è importante - soprattutto per la coesione sociale e lo sviluppo della ricchezza - ma secondario, tant'è vero che sono molti gli esempi di Stati dove welfare, sanità e istruzione pubblica sono ridotti al minimo ma sono grandi potenze, v. gli USA.
      La tendenza alla frammentazione degli Stati che si registra nel II dopoguerra non consegue a dinamiche anzitutto economiche. Se l'economia fosse la causa determinante della formazione o della frammentazione degli Stati, lo Stato italiano unitario si sarebbe già spezzato almeno in due, e anzi non si sarebbe formato mai (nel dibattito prerisorgimentale, il pensatore che più privilegiò l'aspetto economico, Carlo Cattaneo, era contrario a una unificazione dell'intera penisola, proprio per la disparità di condizioni e sviluppo tra Sud e Nord). Nel II dopoguerra c'è stata frammentazione degli Stati per queste ragioni: a) decolonizzazione, seguita spesso da guerre civili conducenti a secessioni b)divisione del mondo in due blocchi, con paesi di confine tra i blocchi che vengono divisi in due (Germania, Vietnam, Corea, etc.) c) fine della divisione in blocchi dopo l'implosione dell'URSS, con scatenamento endogeno ed esogeno di forze centrifughe, es. Jugoslavia, Repubbliche ex sovietiche, etc. d) le tensioni separatistiche interne alla Ue dipendono dalla forza d'attrazione della UE, che rinfocola antiche forze centrifughe negli Stati nazionali, es. Catalogna, Scozia, Cecoslovacchia, etc. Sintesi: la frammentazione dipende anzitutto da ragioni politiche, non economiche, anche se le ragioni economiche possono contribuirvi. Ma prima viene il conflitto politico: l'intendance suivra.
      [segue]


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    49. [segue dal post precedente]

      2) Comunicazione. La comunicazione ha un grande rilievo anzitutto come veicolo della potenza, e in particolare della potenza egemone, perchè tra gli elementi costitutivi della potenza c'è, e non in secondo piano, la cultura e la lingua. L'inglese è diventato la koinè mondiale non per sue intrinseche qualità, ma perchè è la lingua della potenza egemone, che ha saputo avvalersene per estendere la sua influenza nel mondo. Il fatto che internet sia una ricaduta civile di un ritrovato militare illustra molto bene che cosa viene logicamente prima e che cosa viene logicamente dopo.

      3) Multinazionali. Anzitutto, va rammentato che le aziende multinazionali un centro di gravità nazionale ce l'hanno sempre (non è casuale che Rex Tillerson sia il Segretario di Stato USA e non il Ministro degli Esteri britannico o francese, anche se la EXXON lavora sia nel Regno Unito sia in Francia). Poi è verissimo che le multinazionali obbediscono a una logica di accrescimento del profitto e della potenza loro propria, che a volte può confliggere anche frontalmente con la logica di potenza dello Stato al quale fanno riferimento. Infatti, negli ultimi anni è avvenuto proprio questo, per esempio con la disindustrializzazione degli Stati Uniti. Questa dinamica, che NON è iniziata per ragioni anzitutto economiche - origina dalla decisione di Nixon di avvicinarsi alla Cina in funzione antisovietica - presenta effettivamente un serio problema per gli USA, perchè la delocalizzazione di una quota importante dell'industria compromette la potenza dello Stato (es.: in caso di guerra con la Cina, gli USA dovrebbero rimpiazzare tutta la componentistica che oggi si produce in Cina, cosa non so se possibile ma certo difficile).
      Insomma, è certo vero che le aziende multinazionali possono diventare forze centrifughe - come d'altronde lo furono i particolarismi feudali nell'Europa precedente il Trattato di Westfalia - ma non possono prendere la guida politica della globalizzazione perchè a) o danno un appoggio, certo sempre conflittuale e interessato, allo Stato in cui hanno il centro di gravità b) o tirano fuori dal cappello l'idea del "governo mondiale" e la realizzano sul serio anche politicamente, il che è semplicemente impossibile perchè mancano dei requisiti minimi per farlo (forza militare e legittimazione politica).

      "Globalizzazione" = "egemonia mondiale degli Stati Uniti d'America". La crisi di questa egemonia, oggi in corso, = crisi della globalizzazione.

      [segue]

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    50. [segue dal post precedente]

      Per venire al dunque del suo intervento, cioè alla formula "ci vuole un grande pennello", giustamente derisa da Alberto Bagnai, le dico subito che cosa ne penso. E' senz'altro falsa nell'ambito del dibattito pro e contro euro, cioè è certo falso che l'Italia o la Francia o la Grecia affrontino meglio la competizione economica internazionale con la monetona targata UE che con la monetina targata nazione. E' invece senz'altro vera sul piano della lotta per la potenza. Se si è troppo piccoli, proprio come dimensioni territoriali e demografiche, nella competizione internazionale per la potenza si perde e ci si garantisce la subalternità ai più grandi. Non è bello ma è così, e lo è sempre stato, v. Grecia e Italia del tempo che fu. Sul piano economico, è possibilissimo che uno Stato piccolissimo come Singapore o medio come la Corea del Sud vadano molto bene. Solo che la sopravvivenza e il benessere di Singapore e della Corea NON dipendono anzitutto dalla loro encomiabile efficacia economica, dipendono da equilibri politici sui quali Singapore e Corea non hanno nè l'ultima nè la penultima parola. La Corea del Sud, per esempio, che ha le dimensioni dell'Italia, continua ad esistere e a prosperare anzitutto perchè è uno Stato-cliente degli USA, che lo usano come contrafforte avanzato di contenimento della potenza cinese (della quale è Stato-cliente la Corea del Nord).
      La crisi dell'egemonia mondiale USA impone anche ai paesi europei di fare scelte politiche del massimo rilievo per il futuro, perchè non è più possibile pensare, ad esempio, che qualora si ripristinasse la sovranità nazionale italiana, francese, etc, cioè qualora si disgregasse la UE, si ritornerebbe alla stabilità politica del II dopoguerra. Con la crisi della globalizzazione, cioè dell'egemonia mondiale USA, si apre una stagione in cui è obbligatorio pensare, e fare, Grande Politica. Tutto il resto andrebbe subordinato a questo imperativo, che è Mussen, non un Sollen, una costrizione, non un dovere morale. Diventa un dovere morale per le classi dirigenti, perchè il compito principale delle classi dirigenti è questo, e se non lo assolvono o lo assolvono male ci rimettiamo tutti.

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    51. Intanto grazie per la risposta (e ovviamente Fagan era solo un pretesto per la chiacchierata), ci devo pensar su. Lei è sempre cristallino, oltre che disponibile, ma c'è qualcosa che non mi torna - anche se è molto più probabile che mi manchi qualche lettura.

      La logica di potenza la si vede all'opera, ma non si vedono gli statisti, a parte Putin - o almeno io non li vedo.
      Per non parlare dell'Italia: lei conosce non dico un politico ma un membro della classe dirigente italiana all'altezza dei problemi? D'altra parte, se come sembra la nostra classe dirigente si rifiuta programmaticamente di pensare in termini "nazionali", che speranza abbiamo?

      Tanto per fare un esempio, così forse chiarisco la mia idea: internet ha sicuramente un'origine militare, ma il grande sviluppo tecnologico nell'ambito elettronico è frutto della corsa allo spazio che è stata finanziata sì dai contribuenti americani, ma condotta materialmente da aziende multinazionali private, che hanno convertito solo in un secondo momento la tecnologia ad uso civile.

      Voglio dire, non esiste l'impero (del cielo e del mare) americano e la sua Potenza senza le ditte che l'hanno materialmente edificato: i grandi costruttori di aerei per esempio, la Mc Donnell Douglas con i Phantom, i DC-9 e DC-10, i Boeing e i D-52, la General Dynamics con gli F-16, e poi la Northrop, la Lockheed con gli Hercules etc. etc. Queste sono le stesse ditte che hanno per esempio 'costruito' la conquista dello spazio, facendo profitti stellari.
      Cito dal libro di Mattelart:

      "La divisione del lavoro, sulla quale fino a epoca recente si reggeva l'opera di penetrazione dell'imperialismo nordamericano, tende a sparire, facendo cadere le distinzioni tra il politico, l'economico, il militare e il culturale. L'impresa multinazionale diventa così, nello stesso tempo, un agente di penetrazione economica, di propaganda ideologica e di mantenimento dell'ordine sociale. La multinazionale ha quindi cominciato ad assumere funzioni prima riservate ai diversi servizi ufficiali del governo nordamericano. Dietro tale cambiamento si profila quel contesto di capitalismo monopolistico di Stato che ha permesso di rendere più stretti legami tra lo Stato americano e le grandi multinazionali. Il groviglio di interessi politici, economici, culturali e militari si è istituzionalizzato."

      Non mi sembra che esista un momento "politico" o "militare" originario, non più. Secondo lei Nixon dà inizio a qualcosa, io ho i miei dubbi e tendo a pensare che Nixon sia stato solo un terminale, un ratificatore:

      "Tra il 1961 e il 1970 le ditte elettroniche d'origine nordamericana hanno insediato all'estero 1006 stabilimenti. Sono state superate soltanto dall'industria petrolchimica, che ne ha fondati 1379 e da quella delle macchine utensili che ne ha insediati 1317. Nel corso dello stesso periodo le banche nordamericane hanno aperto 632 uffici all'estero."
      Questo enorme processo di internazionalizzazione della produzione di cui le multinazionali sono le protagoniste inizia fin dagli anni '50 e il buon Mattelart, visto che scriveva a metà degli anni '70, aveva ancora il buon cuore di definirlo processo di "accumulazione internazionale del capitale."


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    52. Come lei dice, la logica di potenza si vede all'opera, ma non si vedono gli statisti. Sembra proprio che sia così. Lo stesso Putin che lei cita come esempio di statista, e che indubbiamente lo è, è uscito da un ventennio di torbidi terribili per lo spazio ex sovietico. Le dirò molto semplicemente quel che penso: che niente è scritto, che la storia non è predeterminata, che il caso ha una parte da non sottovalutare mai, che l'emergere di personalità all'altezza dei tempi non è garantito. In altre parole, siamo liberi. La logica di potenza esiste, esistono le costanti e le grandi forze storiche che determinano il quadro in cui è possibile pensare e agire, ma non c'è la garanzia che al momento opportuno sorgeranno le personalità e le forze capaci di ricondurle a una prospettiva ragionevole e vivibile. Penso che nella lotta per la potenza il primato spetti alla dimensione politica, ma questo non vuol dire che le cose vadano sempre a finire bene. Si può dire, senza sbagliarsi di grosso, che di solito le personalità politiche più significative sorgono dal coinvolgimento personale in un periodo in cui la lotta per la potenza si fa più aspra e minacciosa, che sia una guerra o altro grave disordine; perchè niente sostituisce l'esperienza personale, in questo campo (l'arte politica è un'arte, e l'arte impegna la personalità intera, non solo l'intelligenza). Quel che possiamo fare è fare del nostro meglio, nei limiti delle nostre possibilità e responsabilità. Pensare, scrivere, agire politicamente se lo si può. Cercare di non diffondere sciocchezze o bugie, contestare quelle che si incontrano. Per il resto, rivolgersi ai Piani Superiori.

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    53. Il filosofo italiano Giovanni Leghissa ha scritto un bel libretto sul cd neoliberalesimo, il cui primo capitolo è dedicato alla malinconia. L'età neoliberale è malinconica. Perché? Perché la malinconia è la tristezza infinita per l'oggetto perduto e l'oggetto perduto dell'età neoliberale è la politica. Cioè la libertà di decidere.
      Adeguatamente sostituita però dalla libertà di scelta - su uno scaffale. Il cittadino produttore e elettore è stato sostituito dal cliente consumatore, ed è uno degli aspetti non secondari a mio parere dell'assordante e assurdo battage mass mediatico sulla 'presunta' scelta del genere sessuale di appartenenza, fin da bambini. Tanto più la libertà di scelta viene sottratta sulle questioni fondamentali, cioè sul destino della comunità, tanto più viene sostituita da una infinità di scelte inutili che riguardano l'individuo come monade a sé. Con conseguenze ormai deliranti, per l'individuo e per la comunità, nel senso psichiatrico del termine.

      Il che sta anche a dimostrare però che il piano politico e quello economico si sono articolati e intrecciati in modo quasi indissolubile. Il dogma della libera concorrenza e della libertà di comprare qualunque cosa, fosse un figlio o il proprio zigomo, agisce allo stesso tempo su tutti i piani, ideologico, economico, politico, fino a trasformarli in qualcosa di nuovo. Secondo me siamo di fronte a un alien nuovo, che richiede nuove categorie di interpretazione.

      Certamente la logica di potenza è la legge di base, e al fondo siamo o saremmo liberi, il problema è chi è libero davvero e chi no, e chi decide davvero, e su che cosa: l'ho soprannominato il problema del passeggino da quando l'ho applicato con successo a mio figlio di due anni e mezzo quando per strada voleva farsi portare in braccio e iniziava a piangere. "In braccio no, puoi scegliere tra il passeggino e camminare." Poco dopo smetteva di piangere e saliva sul passeggino. Gli proponevo una falsa scelta, sostituendola a quella vera. Non solo io vincevo sul vero oggetto del contendere, in braccio sì/no, ma il piccolo si placava, aveva una qualche forma di soddisfazione nel poter comunque effettuare una scelta. Mi sembra un'immagine perfetta per la nostra situazione al giorno d'oggi.
      Il punto è: qual è il vero oggetto del contendere, la lotta per il quale ci renderebbe liberi davvero?

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    54. Per risponderle molto sinteticamente: "l'oggetto del contendere, la lotta per il quale ci renderebbe liberi per davvero" è camminare con le nostre gambette, perchè papà e passeggino non ci sono più.

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    55. Beh certo, il problema è e resta "fuor di metafora".
      Grazie comunque e alla prossima.

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    56. Non c'è di che. Ho risposto in breve per mancanza di tempo, cerco di replicarle meglio domani o appena riesco. Cordiali saluti.

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    57. Oh ma non c'è problema eh, la risposta mi è uscita un po' secca e in velocità, stavo per aggiungere "è sempre un piacere"… do per scontato che in un botta e risposta su un blog più di tanto non è che si può andare avanti, poi come in questo caso i temi e gli argomenti si ampliano a dismisura e uno non è che ha sempre voglia di rispondere a tutto e a tutti. Lei anzi è sempre oltremodo disponibile. Tra l'altro a me di dire la mia non è che mi freghi molto, sono più interessato a sentire quella degli altri, in questo caso la sua.
      Per cui, come si dice da queste parti, nema problema.

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  3. Solo gli imbecilli "i dubitans" si fanno governare, gli intelligenti "i May's" governano!

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  4. Anonimo15:41

    Nel corso dei primi anni di frequentazione UK - ormai più di quarant'anni fa - mi meravigliai di trovare
    bandiere e orpelli militari nelle chiese. Al di fuori di argomentazioni articolate mi va semplicemente di pensare che,data la collaudata esperienza colonialista e imperialista, questi siano entrati nella compagine europeista pensando prima di tutto di averne cospicui vantaggi economici e in seconda battuta di ricoprire un ruolo egemonico(o viceversa). La visione geopolitica inglese non ha rivali (Protettorati vicino orientali e Afghanistan a parte). Tenendo presente gli importanti pregressi dell'Habeas Corpus, più che difendere il concetto di Libertà in senso assoluto preme soprattutto la Loro libertà, principio più che giusto.
    Ciò che si erano prefissati non si è avverato, pertanto mollano il colpo; tutto il resto è doveroso e articolato approfondimento.
    Come è già stato più volte qui sottolineato, le realtà sociopolitiche di UK e Germania, mettiamoci anche la Francia, con il resto della compagine sono imparagonabili (Socrate e gli altri molto lontani, le 'famose' radici europee).

    Per quanto concerne Deutschland uber Alles (già come slogan non è poco) forse vale la pena di valutare il clima tecnocratico post muro come continuità alle tradizioni paternalistiche, guglielmine, prussiane del passato tedesco: mi sembra non abbiano mai abbandonato la loro Weltanshauung, la singolare struttura storica dell'economia mai veramente capitalista ma aritocratico-militare (via DDR).

    lr

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    1. Il colonialismo è imperialismo tedesco era molto più brutale che quello inglese.
      Guerre herero

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    2. Anonimo16:01

      Personalmente non so se sia opportuno o perlomeno semplice considerare uno strumento in condizione di valutare modi e gravità di applicazione dei due metodi (per i tedeschi i lager sistematici?). L'imperialismo britannico per vastità di territori e sviluppo temporale può vantare un'esperienza invidiabile, probabilmente più 'romana' nel metodo di coinvolgimento delle exdirigenze locali, mi riferisco all'India in particolare.
      Sicuramente non tagliavano le mani agli schiavi insubordinati come i belgi in Congo,però tra tutti i colonialisti....la scelta è complessa.

      lr

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    3. Sicuramente. Pero' non e' neanche un caso che Von Hayek era austriaco e Keynes inglese :-)

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    4. I tedeschi vengono, spianano tutto, incominciano a saccheggiare è poi sottomettono è comandono con mano dura, Senza tante storie.
      I tedeschi hanno la fissazzione della razza, si sentono una razza superiore.

      Un esempio del modus operandi dei tedeschi:
      Chrysler nel 1998 fù acqustata da Daimler-Benz. Il giorno dopo i tedeschi entrarono nel direttorio di Chrysler, quasi tutti i manager americani furono licenziati è sostituiti da tedeschi. Chrysler nel 2009 fallì, aveva le casse svuotate ed era una carcasse che nessuno voleva, nè lo stato americano è nemmeno i cinesi.

      Fiat nel 2009 acquistò la carcassa Chrysler grazia ad un credito dello stato americano di 5 Mrd. (già restuito). Marchionne entro nel direttorio di Chrysler è cercò subito il dialogo con i manager americani, che conoscevano benissimo il mercato americano. Non ci furono licenziamenti di massa come con Daimler. Italiani è americani lavorano insieme che è una meraviglia. È Chrysler ebbe una crescita impressionante, sopratutto i marchi Jeep è RAM. Jeep nel 2009 vendeva 200.000 esemplari al anno, nel 2016 ha venduto 1.6 mio. di esemplari.

      L'ucraina nella 2° GM fù conquistata, saccheggiata ed il popolo fù subito bruttalmente sottomesso (L'untermensch Slavo). In Ucraina c'erano tantissimi simpatizzanti nazisti.
      Sè i tedeschi si sarebbero comportati un pò più umanamente, gli ucraini li avrebbero accolti con i fiori è si sarebbero schierati con i tedeschi contro i russi. Stessa cosa in Lituania. I Lituani è Ucraini invece si sono schierati contro i tedeschi è con i Russi. Gli alleati italiani nella scellerata compania Russa si capivano meglio con i Russi che con i tedeschi.

      Una cosa è vincere la guerra, una altra cosa è gestire la vittoria. I tedeschi non sono assolutamente capaci di gestire il dopo, al contrario dei Romani o degli Inglesi, per questo questi imperi durarono così a lungo.

      Sul UE a trazzione tedesca stendiamo un velo pietoso. 2 volto hanno cercato di sottomettere l'europa con la forza, stà volta hanno combiato tattica è ci provano con il political correctness, spalmando miele sulla bocca dei pirla francesi, italiani, spagnoli ecc è persino dei americani è direi anche russi. ci riusciranno, no, verranno smascherati è poi l'oste presenterà il conto. My 2 cent.
      Dietro la maschera del political correctness stampo Merkel è co. si nasconde il nazismo, mai scomparso del DNA del crucco.

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  5. Alessandra18:13

    Curioso quello che sto notando in prima persona, visto che vivo in Inghilterra, a Londra. Premetto che la maggior parte della gente che conosco ha votato per restare nella UE - la maggior parte, i piu' giovani: infatti molti i casi in cui i genitori hanno votato no ed i figli si. Tuttavia, mentre nel periodo del referendum ho avuto scambi di vedute, anche piuttosto accesi, con amici 'remainers', visto che io sostenevo l'uscita (sebbene non avessi diritto al voto, non avendo la nazionalita' britannica), l'atteggiamento dei 'remainers' e' in parte cambiato, nel senso che molti di loro sono adesso soddisfatti della decisione presa. L'impressione che ho e' che cio' sia dovuto alle seguenti ragioni: la realizzazione che i mass media hanno mentito - ancora non s'e' visto nessun armaggedon; l'atteggiamento della UE, che vuole punirli minacciandoli con un 'settlement bill' di 60 miliardi (ridicolo!); e forse (e dico forse) anche il fatto che una legge, the Immigration Act 2016, promulgata in Aprile, stia essendo attuata solo da qualche mese - il motivo ufficiale e' che si attendevano i decreti attuativi mentre il realta' c'e' il sospetto che si aspettava l'esito del referendum: praticamente stanno deportando forzatamente (li mettono sugli aerei e li rispediscono a casa senza tanti complimenti) tutti coloro che non hanno regolato la loro posizione con l'Home Office (che nel frattempo ha inasprito le regole per la concessione del 'legal status') o cittadini stranieri che, pur essendo legalmente sul territorio, abbiano commesso reati, a prescindere da quanto tempo siano qui. A cio' aggiungo un altro fatto, raccontatomi da un'amica che lavora nel dipartimento di 'Human Resources' (praticamente quello che si occupa di rapporti con il personale, inclusi assunzioni e licenziamenti) di una grande istituzione scolastica: sembra che (non e' ufficiale ma lei ha una posizione manageriale) ai colloqui tendano ad escludere chi si presenta vestito di nero (associato con l'islamismo radicale) ed a preferire candidati autoctoni o tutt'al piu' europei - anche perche' temono che i cittadini UE se ne vadano lasciando un buco enorme di forza lavoro che per il momento gli autoctoni non sono in grado di riempire, ed infatti parallelamente stanno istituendo nuovi percorsi formativi (curricula e titoli di studio) proprio per sopperire alla richiesta di forza lavoro che dovesse presentarsi come conseguenza dell'uscita dalla UE.

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    1. Anonimo15:43

      Da amici e figli di amici italiani residenti ho avuto più o meno il medesimo resoconto. Quale opinione hanno e come hanno votato invece i 'fuori' Londra? Grazie. Non ho avuto modo di
      vedere o leggere i risultati nel merito.

      lr

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    2. Non ricordo bene i dettagli ma a parte Londra, che ha votato al 60% per 'remain' (e anche Manchester, se non ricordo male, piu' alcune aree del Sud-Est, sebbene in percentuali minori), il resto dell'Inghilterra ha scelto Brexit, soprattutto nelle aree piu' deindustrializzate del Nord che hanno risentito sia dell'austerita', e quindi minor welfare, sia dell'influsso di manodopera straniera a basso costo (soprattutto dai paesi dell'Est Europa). Riassumendo, aveva ragione Farage quando diceva che le classi medio-alte erano ben contente di viaggiare a basso costo e pagare poco la manovalanza non qualificata mentre la classe lavoratrice e' rimasta disoccupata o sottoccupata e non ha visto molti benefici dall'Unione Europea.

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  6. Le ragioni della BREXIT sono legittime ed inoppugnabili. Analoghe ragioni dovrebbero avvertirle tutti i Paesi membri dell'UE... ma in questo ragionamento entrano in gioco fattori di convenienza nel restare (Germania e Olanda su tutti) o nel salvarsi dalla distruzione nella impossibile ipotesi di raggiungere la condizione di Stati Uniti d'Europa che garantirebbero, come assicurano gli sponsor, pace, stabilità e non si sa cos'altro ancora. La verità è che per molti Paesi, prima che si realizzino gli SUE, ci sarebbe la realizzazione di uno status di colonia assoggettata politicamente, economicamente e culturalmente ai Paesi forti... con inaccettabili limitazioni di libertà e benessere verso popolazioni che se vivessero in autonomia (come da sempre è concretamente dimostrato) sarebbero ben capaci, gestendo in proprio moneta ed economia, di assicurare lavoro e benessere ai propri cittadini.

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  7. La stele di Rosetta...

    Idolo!

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    1. "IdolA"! Si adegui agli standard boldriniani di questo blog, caro mio imprenditore del paurO! :-) 🤓

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    2. Quali standard boldriniani di questo blog?

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  8. i soliti inglesi che preferiscono i paki agli europei.
    tutto logico, gli inglesi non sono europei come noto a chi è dotato di un cervello normodotato.

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  9. Es ist unverantwortlich zu sagen, in dieser Welt könne ein europäisches Land allein und ohne die EU seine Stimme hörbar machen oder seine wirtschaftlichen Interessen durchsetzen

    È irresponsabile dire che in questo mondo un paese europeo possa fare sentire la sua voce o fare valere i suoi interessi economici senza "chiedere il permesso" alla UE(Germania).

    (Walter Steinmeier, ex ministro degli esteri è attuale presidente della Germania)

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    1. Steinmeier si riferiva al UK.

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  10. È proprio la Germania che fa sentire le sua voce è fa valere i suoi interessi economici grazie alla UE.

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  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  12. [segue dal primo commento]

    Dunque tutte le fonti che sostengono dell'utilizzo del Gas Sarin sono occidentali o filo-occidentali, cioè dire omogenee nell'interesse rappresentato.

    Francia e Gran Bretagna chiedono una riunione "urgente" del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Tutti si stracciano le vesti compreso l'amico Boris, Lady Pesc, Israele e - nota di colore - anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che filantropicamente ammonisce: "sono stati uccisi bambini con armi chimiche. Assassino Assad, come ti libererai di loro? Come pagherai, mentre il mondo resta in silenzio, le Nazioni Unite restano in silenzio?" (ANSA). Ciao core.

    Dall'altra parte - com'era prevedibile - la Russia, per bocca del portavoce del Ministero della Difesa, respinge le accuse rivolte contro Assad e insiste sulla versione secondo la quale le forze siriane avrebbero colpito un deposito in cui si trovavano laboratori per la produzione di armi chimiche.
    Assad precisa che le armi chimiche loro manco le hanno. Di certo sappiamo che:

    1) la Siria è disseminata di piccoli depositi di armi chimiche

    2) che tali armi le hanno certamente i cd. ribelli

    3) che le hanno usate - ma nessuno ha pensato che ciò rappresentasse un problema.
    Una cosa però appare poco chiara: per quale oscuro motivo Assad, dopo il caso di Ghūṭa e l’adesione alla Convenzione sulle armi chimiche sotto l’egida dell’ONU, in una guerra che, seppur lentamente, sta vincendo, il giorno esatto in cui a Bruxelles si teneva la Conferenza sul futuro della Siria e all’indomani delle parole della Haley a sostegno del leader siriano, avrebbe dovuto decidere per un clamoroso suicidio politico?

    [segue]

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    1. [segue dal secondo commento]

      Ora, la mia impressione (in attesa dei fatti che potrebbero verificarsi nei prossimi giorni e dunque smentire questa tesi) è che fondamentalmente – anche per via della relativa esiguità dei danni riportati dall’attacco USA di stamattina alla base di Shayrat e del quale la Russia (e NATO, quindi pure la Turchia) erano state preallertate – si possa trattare di un’operazione cosmetica avviata da Trump ( o di risposta ad un attacco, di fatto mediatico, a suo danno) per ottenere più forza e peso all’interno del Paese in una fase cruciale per l’organizzazione interna del proprio Governo. Tv Al-Mayadin (riportata dal Fatto) informa addirittura che “Gran parte degli aerei militari governativi siriani presenti nella base aerea di Shayrat erano stati trasferiti prima dell’attacco Usa”. Oltre il 61% dei missili sparati hanno mancato il bersaglio.
      Non credo sia un caso, infatti, che Steve Bannon sia stato rimosso proprio mercoledì dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale (che significa l’accesso ad una montagna di documenti classificati, ma che, soprattutto, sappiamo non essere mai stato ben digerito da parecchi con una certa influenza là in America per via di alcuni presunti legami del blogger con visioni diciamo filo-russe). Non credo neppure sia un caso che abbia deciso per l’attacco senza passare attraverso il voto del Congresso. In altri termini, una specie di dimostrazione che le accuse di essere allineato a Putin sarebbero totalmente infondate: un’operazione d’immagine in chiave nazionalistica da un lato, e un messaggio, da intendersi di disponibilità, nei confronti dei vari interessati occidentali a godere del tortino mediorientale. Come dire: non sono un outsider, tranquilli, ma non sono nemmeno fesso. Presentarsi in questo modo all'incontro con Xi Jinping di oggi, insomma, può fare una certa impressione (pure in relazione alla questione nordcoreana).
      Volevo sapere da Roberto se considera o meno valida un'ipotesi del genere. Ringrazio Lameduck per lo spazio e mi scuso se ho pubblicato più volte il primo commento, ma mi sono ricordato solo poi che blogspot ha il blocco automatico per lo spam (probabilmente per i molti links che ho inserito a citazione delle fonti)

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    2. Ciao Nicola. L'attacco con il gas nervino sembra una balla, sia per il cui prodest (certo non ad Assad, ma potrebbe essere l'iniziativa di un sottoposto) sia soprattutto per le immagini diffuse dai media che non collimano (un bombardamento con gas nervino avrebbe fatto molti più morti e molti più lesionati, i cadaveri e i feriti delle imamgini non mostrano i sintomi tipici del gas nervino, i soccorritori non indossano le tute integrali a tenuta stagna quando invece una minuscola particella di gas nervino provoca gravi lesioni, le foto collimano piuttosto con i danni da iprite o simili, gas a base di cloro).
      Comunque, balla o non balla, a me sembra che le ipotesi a spiegazione dell'attacco USA siano tre:
      1) a uso interno, per contentare gli avversari della presidenza Trump e allontanare l'eventualità di un impeachment sulla base delle interferenze russe nella campagna elettorale
      2) Trump ha riempito l'amministrazione di militari, non ha esperienza di politica internazionale, i militari hanno agito secondo protocollo (per queste due prime ipotesi vedi un'ottima analisi di Gambescia, qui: http://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.it/2017/04/gli-stati-uniti-hanno-lanciato-59.html?spref=fb )
      3) Trump è un politico molto più raffinato del previsto e sta operando per separare Russia e Cina, in modo da condurre una politica "delle mani libere". Qui i segnali possibili sarebbero la coincidenza temporale tra attacco e incontro con il presidente cinese e il silenzio-assenso di quest'ultimo (salvo errore). Sarebbe un gioco molto pericoloso, perchè la Russia ha individuato come suo interesse permanente la stabilità del Levante, ma sarebbe un Grande Gioco strategico che collima con l'interesse nazionale americano (prendere sempre l'iniziativa, accordi bilaterali con tutti, nessuna alleanza stabile). Per quanto ne so, però, nella cerchia di Trump una politica del genere non l'ha proposta nessuno (non vedo l'equivalente del Kissinger che fu l'ispiratore della politica filocinese di Nixon, insomma).
      Sintesi: o strategia molto ambiziosa o cavolata a uso interno. Stay tuned.

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    3. @Roberto Buffagni

      Steve Bannon potrebbe essere quel Kissinger? O meglio, il suo opposto? https://www.theguardian.com/us-news/2017/feb/02/steve-bannon-donald-trump-war-south-china-sea-no-doubt
      Non è un caso che sia stato "allontanato" giusto tre giorni fa.
      http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/05/news/usa_rimosso_stephen_bannon-162274808/

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    4. Non lo so. Da quel che ho letto, ma non ho letto tutto, mi pareva che il presupposto della politica estera di Bannon/Trump fosse la distensione con la Russia, la stabilizzazione del Levante, la fine della scelta privilegiata filocinese. Una politica "delle mani libere" in cui gli USA mettono l'una contro l'altra Russia e Cina e contrattano ogni volta, su loro iniziativa, con chi collaborare e chi punire, è tutt'un'altra cosa, molto più difficile anche se molto più proficua (se riesce, se non riesce può finire molto male). Io quest'ultima linea non l'ho vista sostenere da nessuno, ma non è che seguo tutto nè tanto meno ho informazioni privilegiate.

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    5. Grazie Roberto. Personalmente, propendo fortemente per l'ipotesi "ricompattare il fronte Repubblicano" in primis, gestire le ansie dei falchi globalisti sempre pronti a sfruttare i media a piacere, in seconda battuta, e infine creare un'immagine di uomo pronto in vista dell'importantissimo incontro con Xi Jinping. E penso che probabilmente fosse più o meno d'accordo con Putin. Resterebbe magari da stabilire se l'abbia organizzata sin dall'inizio o abbia deciso di rispondere così a seguito di un attacco mediatico sferratogli contro: girare una probabile sconfitta in vittoria, insomma. L'esclusione di Bannon è un elemento del puzzle. Non credo tuttavia potremmo mai saperlo. In altre parole, comunque, non prevedo una possibile escalation con la Russia (cosa che peraltro significherebbe III Guerra Mondiale). Nota che questa considerazione la faccio in virtù delle peculiarità proprie dell'attacco contro la base siriana: se avesse inteso aggredire veramente Assad avrebbe potuto fare ben più male. Chiaro, dovesse esserci, al contrario, questa escalation militare la prima tesi verrebbe meno.

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    6. Grazie a te, Nicola. Solo una noterella. "Fare male veramente ad Assad" = attaccare direttamente le FFAA russe, che in Siria hanno migliaia di uomini, aerei, sistemi missilistici, etc. Magari gli USA ci pensano un momento, prima; e se anche decidessero in questo senso (speriamo di no) non possono certo agire dall'oggi al domani.

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    7. Certo, chiarissimo. Io non mi intendo minimamente di strategia militare. Con "fare più male ad Assad" avevo in mente più una cosa tipo danni seri, zero preallerta, senza arrivare al muso contro muso con l'esercito russo. Ma lo dico da profano, certamente. E soprattutto da cittadino medio, ovvero che ha come unica fonte d'informazione i giornali. Grazie ancora.

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